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Capitolo 2

Browser, dispositivi mobili, tecnologie assistive, sistemi operativi

Per realizzare siti veramente accessibili è indispensabile conoscere molto bene gli strumenti utilizzati per navigarli. Occorre conoscere, in particolare, il tipo di esperienza che essi producono nell’utilizzatore. Tali strumenti sono indicati collettivamente col nome di programmi utente (in inglese user agents). Si tratta di un’ampia gamma di applicazioni, che possiamo raggruppare in alcune categorie generali:

Screen reader e ingranditori di schermo, al pari di altri software progettati specificamente per favorire l’uso del computer e la navigazione sul Web degli utenti con disabilità, appartengono alla categoria delle tecnologie assistive. E alla stessa categoria appartengono alcuni dispositivi hardware, progettati per consentire forme di interazione alternative con il computer. Per esempio:

Questo capitolo si propone di illustrare le caratteristiche salienti, dal punto di vista dell’accessibilità, dei browser più utilizzati, di alcuni dispositivi mobili, delle principali tecnologie assistive e dei più noti sistemi operativi. L’idea è quella di fornire un’ampia panoramica, con lo scopo di informare e sensibilizzare il lettore interessato all’accessibilità sui molteplici modi possibili di esplorare il Web.

L’esperienza di navigazione sul Web è infatti quanto di meno fisso e prevedibile possa esistere. Un sito può essere scorso con gli occhi in modalità grafica oppure in modalità testuale; visto su un monitor da 19 pollici o sullo schermo di un telefono cellulare; può essere ascoltato con un sintetizzatore vocale; navigato con le mani tramite un display Braille; letto, infine, su carta, dopo averne stampato le pagine con una comune stampante o con una stampante Braille. Ognuno di questi modi di fruizione ha le sue peculiarità e chi sviluppa siti accessibili deve conoscerle, se vuole produrre documenti per il Web davvero indipendenti dal dispositivo e dalle condizioni d’uso, come richiedono le raccomandazioni del W3C sull’accessibilità dei contenuti.

Cominciamo questa rassegna dai browser grafici, partendo da quelli di casa Microsoft, cioè Internet Explorer nelle sue varie versioni.

Internet Explorer 6

Disponibile solo su sistema operativo Windows, è, alla data di chiusura del libro, ancora il browser più utilizzato, raggiungendo una quota del 46,21% nel mercato dei browser, secondo le percentuali diffuse dall’affidabile Net Applications collegamento esterno per il mese di giugno 2007. È dunque essenziale conoscere bene le caratteristiche, e soprattutto i difetti, di Internet Explorer 6 se si vogliono sviluppare siti accessibili al più largo pubblico.

Dal punto di vista dell’accessibilità, tra le caratteristiche di questo browser di cui occorre tener conto c’è la non ridimensionabilità dei caratteri definiti in px nei CSS e la mancanza di adeguato supporto per i contenuti generati.

Il supporto di Internet Explorer 6 agli standard W3C è per molti versi carente e ciò provoca non pochi problemi agli sviluppatori, almeno a quelli impegnati nel tentativo di ottenere risultati analoghi su browser differenti scrivendo documenti conformi agli standard promossi dal W3C. Non è questo il luogo per riportare una lista completa dei bachi (o bugs, in inglese) di Internet Explorer. Rimandiamo ai numerosi studi che esistono sull’argomento, tra i quali segnaliamo quello dell’esperto olandese Peter-Paul Koch, Bug Reports for Explorer Windows collegamento esterno, disponibile sul sito QuirksMode.org.

Figura 2.1 L’interfaccia utente di Internet Explorer 6 su Windows XP.

[Inizio approfondimento] Cosa sono i contenuti generati?

Sono contenuti (testi o immagini) che non sono presenti nel codice di marcatura di un documento. Sono prodotti da appositi selettori dei fogli di stile CSS (gli pseudo-elementi :before e :after). Per la definizione standard di questo tipo di contenuti, si veda il Capitolo 12 delle specifiche CSS2 collegamento esterno. Per una trattazione dettagliata del loro utilizzo, si veda invece il paragrafo Contatori per elenchi annidati, nel Capitolo 6 di questo libro. [Fine approfondimento]

[Inizio approfondimento] Internet Explorer e i commenti condizionali

Una caratteristica peculiare di Internet Explorer, non solo della versione 6, è che supporta i cosiddetti “commenti condizionali”, cioè istruzioni, per lo più riferimenti a fogli di stile CSS, messe all’interno di un normale commento HTML o XHTML: tali istruzioni vengono ignorate dalla totalità degli altri browser, ma non da Internet Explorer, che invece le tratta per quello che sono e le esegue. Tramite le istruzioni di stile fornite con i commenti condizionali, gli sviluppatori possono così correggere determinati errori di Explorer nella riproduzione dei documenti, uniformando la sua visualizzazione a quella degli altri browser grafici. Non si tratta, è ovvio, di una buona soluzione in termini economici, perché richiede da parte degli sviluppatori un doppio e complesso lavoro di messa a punto. [Fine approfondimento]

Listato 2.1 Un esempio di commento condizionale

<link rel="stylesheet" href="stili.css"
type="text/css" media="all">
<!--[if IE]>
<link rel="stylesheet" href="stili_ie.css"
type="text/css" media="all">
<![endif]-->

Le stringhe <!-- e --> aprono e chiudono rispettivamente il commento. L’elemento STYLE messo tra <!--[if IE]> e <![endif]--> viene interpretato solo da Internet Explorer, che esegue le istruzioni di stile contenute nel file referenziato stili_ie.css, sovrascrivendo le omonime istruzioni di stile contenute nel file stili.css, richiamato nella riga di codice che precede il commento condizionale.

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Internet Explorer 7

Disponibile solo per Windows XP e per il nuovo sistema operativo Windows Vista, Internet Explorer 7 è accreditato da Net Applications di una quota di mercato del 32,02% a giugno 2007, in crescita ai danni di Internet Explorer 6.

Il nuovo browser Microsoft non risolve purtroppo i numerosi problemi di supporto agli standard presenti nella versione 6.

Le carenze nel supporto ai linguaggi standard per il Web, unite al perdurante uso di istruzioni e marcatori proprietari, fanno di Internet Explorer 7, anche se in misura minore rispetto ai suoi predecessori, un “cliente” relativamente difficile per gli sviluppatori che lavorano con il rispetto degli standard in mente.

[Inizio approfondimento] Il supporto agli standard di Internet Explorer 6 e 7, Firefox 2 e Opera 9

Secondo un accurato studio comparativo svolto da David Hammond (Web browser standards support summary collegamento esterno), il supporto di Internet Explorer 7 alle specifiche CSS 2.1, che sono la versione aggiornata, anche se non ancora ufficiale, dello standard CSS2, è solo del 56%, migliorando di appena cinque punti percentuali la scarsa performance di Internet Explorer 6, fermo al 51%; i browser concorrenti Firefox 2 e Opera 9 hanno invece un supporto di gran lunga superiore, rispettivamente del 91% e del 94%. Ugualmente carente è il supporto di Explorer 7 alle specifiche DOM (51%), a fronte di un supporto intorno all’80% dei browser concorrenti; appena un po’ migliore è la situazione per il supporto a HTML/XHTML, che per Internet Explorer 6 e 7 è del 73%, contro il 90% di Firefox e l’85% di Opera. Buono invece il supporto per JavaScript (99%), anche se inferiore al grado di conformità degli altri due browser, che è del 100%. [Fine approfondimento]

Tra le innovazioni sicuramente positive del nuovo browser di casa Microsoft, va citata la funzione di ridimensionamento (page zoom), che rende possibile ingrandire tutti i contenuti di pagina, immagini comprese, fino al 400%. Si tratta di un ottimo ausilio per chi vede poco, anche se il modo in cui la funzione è implementata crea qualche problema: l’ingrandimento, infatti, è proporzionale in orizzontale e in verticale, il che porta alla rapida scomparsa di parte dei contenuti oltre i bordi laterali della finestra del browser, richiedendo l’uso della barra di scorrimento orizzontale per potervi accedere. Meglio sarebbe stato, forse, vincolare la dimensione orizzontale della pagina ingrandita a quella della finestra del browser, facendo scorrere verso il basso piuttosto che verso destra e sinistra i contenuti, anche a costo di scompaginare completamente la struttura grafica dei documenti.

Figura 2.2 L’interfaccia utente di Internet Explorer 7 su Windows Vista.

Figura 2.3 Documento ingrandito del 150% in Internet Explorer 7. Si notino la scomparsa della colonna di destra, rispetto alla vista al 100% mostrata in Figura 2.2, e la conseguente comparsa della barra di scorrimento orizzontale.

Un’altra innovazione introdotta con Internet Explorer 7 è la navigazione a schede (tabbed browsing), per mezzo della quale l’utente può navigare tra più documenti aperti all’interno della stessa finestra del browser. Ma in ciò Microsoft non ha fatto che seguire il cammino intrapreso già da tempo dai browser concorrenti, cammino che ha seguito anche per quanto riguarda la funzione di blocco delle finestre pop-up, finalmente disponibile in modo nativo nella versione 7.

[Inizio approfondimento] Ies 4 Linux

La sigla sta per Internet Explorer for Linux. Due pacchetti software (cabextract e Wine), gestiti con un apposito script, consentono di installare Internet Explorer, dalla versione 5 in poi, su sistemi operativi Linux. Per chi lavora sotto Linux, Ies4Linux collegamento esterno offre la possibilità di svolgere test comparativi sui browser della Microsoft senza essere costretti a installare un sistema operativo Windows. [Fine approfondimento]

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Versioni precedenti di Internet Explorer

Una percentuale di utenti complessivamente inferiore all’1% usa ancora versioni obsolete e gravemente difettose, almeno a valutarle con gli standard attuali, di Internet Explorer: le versioni 5 e 5.5 per Windows.

Il problema principale da esse posto è l’errata interpretazione del cosiddetto box model, descritto nel Capitolo 8 delle specifiche CSS2 collegamento esterno. Secondo tali specifiche, le proprietà width e height, che determinano la larghezza e l’altezza di un blocco, si applicano solo al suo contenuto, con esclusione dell’imbottitura (padding) e dei bordi del blocco, definiti dalle proprietà padding e border. Internet Explorer 5 e 5.5 calcolano invece la larghezza e l’altezza di un blocco includendovi anche, erroneamente, l’imbottitura e i bordi. Ciò fa sì che le misure di ciascun blocco, se comprendono anche padding e border superiori a 0, siano diverse in questi due browser da quelle di qualsiasi altro browser che rispetti la definizione del box model data dalle specifiche CSS2.

[Inizio approfondimento] CSS hack

Il problema del box model, insieme a molti altri tipici di Internet Explorer 5 e 5.5, costringe gli sviluppatori, se desiderosi di ottenere una resa uniforme dei propri documenti anche su questi browser datati, a vere e proprie “acrobazie” di codifica, note come CSS hack. Si tratta di una serie di trucchi nella compilazione dei fogli di stile, basati sul principio di sfruttare gli errori e le differenze nell’implementazione delle regole di stile da parte di ciascun browser, con lo scopo di impedire o, al contrario, di ottenere che una data istruzione sia eseguita. L’uso di questi trucchi, che non riguarda – è bene precisarlo – solo i browser della Microsoft, conduce di solito a non rispettare la sintassi prevista dalle specifiche CSS2 ed è perciò non consigliabile dal punto di vista dell’interoperabilità (oltre che dell’economicità del lavoro). [Fine approfondimento]

La rassegna delle precedenti versioni di Explorer non sarebbe completa, se non facessimo un cenno a Internet Explorer 5 per Apple Macintosh. Questo browser, giunto fino alla versione 5.2 e oggi non più supportato né distribuito da Microsoft (che invita anzi gli utenti a passare al più recente e completo Apple Safari), è un concentrato di bachi tale, da rendere difficile ottenere una resa delle pagine conforme alle attese anche in siti sviluppati scrivendo codice perfettamente standard. Si veda in proposito CSS Bugs in IE5.x Mac collegamento esterno, un lungo elenco di bachi disponibile sul sito macedition.com.

Può sembrare strano, ma un certo numero minimo di accessi (effettuati probabilmente a scopo di test) continua a essere registrato nelle statistiche d’uso del Web persino per Internet Explorer 3 e 4: due antenati dei browser attuali, che – dati i rapidissimi tempi di evoluzione della Rete – sono ormai da ritenere a buon diritto tecnologie “preistoriche”, essendo state introdotte da Microsoft rispettivamente nel 1996 e nel 1997.



Figura 2.4 Persino MSN, il portale del produttore Microsoft, presenta con Internet Explorer 5 su Windows 2000 (sopra) gravissimi problemi di visualizzazione: le tre colonne – che dovrebbero apparire affiancate come in Explorer 6 (sotto) – vengono invece caricate in fila l’una sotto l’altra.

Figura 2.5 In Internet Explorer 5.2 per Mac OS X il supporto per i fogli di stile è carente, come dimostra la totale scomparsa della testata del sito PubbliAccesso.gov.it.



Figura 2.6 Il sito Pubbliaccesso.gov.it, che fa un uso intensivo dei fogli di stile, risulta navigabile con Internet Explorer 3 su Windows 2000 (sopra), che fa come se gli stili non esistessero, ma non altrettanto con Internet Explorer 4 (sotto), che tenta invece di eseguire le regole di stile, ma lo fa in maniera erratica.

Explorer 4 possiede già un supporto, sia pure limitato, per i fogli di stile. La sua limitatezza rende però quasi del tutto inutilizzabili con questo browser i siti che fanno uso intensivo dei fogli di stile. Paradossalmente, risulta più usabile il più antico Explorer 3: basta, infatti, che i documenti siano stati progettati per essere utilizzati anche in assenza di supporto per i fogli di stile (che è uno dei requisiti dell’accessibilità), perché sia possibile con questo browser una normale navigazione tra i contenuti.

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Mozilla Firefox

Nato alla fine del 2002 con il nome in codice di Phoenix da una costola del grande progetto Open Source Mozilla, Firebird, divenuto in seguito Firefox (febbraio 2004), è l’unico browser che, finita l’epoca di Netscape Navigator, ha oggi la concreta possibilità di mettere in discussione l’egemonia mondiale di Internet Explorer.

Giunto alla versione 2.0.0.4, Firefox collegamento esterno può contare – stando ai dati di giugno 2007 forniti da Net Applications – su una quota di mercato del 14,55% (era del 10,77% a giugno 2006. Internet Explorer, nello stesso anno, sommando le quote di mercato delle sue varie versioni, è sceso dall’84,04% al 78,84%). La media globale d’uso di Firefox subisce però sensibili variazioni a seconda della nazione. Per esempio, secondo i dati forniti da OneStat.com per giugno 2007, la percentuale di utenti che usano Firefox in Germania e in Australia è di oltre il 26%, ben superiore alla media mondiale (in Italia è del 18,38%).

Tra gli utenti di Firefox vi sono soprattutto coloro che hanno qualche conoscenza di informatica, che non hanno difficoltà a installare software non presente nativamente nel proprio sistema operativo e che sono in grado di valutare pregi e difetti dei browser grafici concorrenti.

Le ragioni del successo di Firefox, che il 31 luglio 2006 ha tagliato il notevole traguardo di 200 milioni di versioni scaricate, sono da ricercare nelle sue innovative soluzioni di progettazione: navigazione a schede nativa, blocco delle finestre pop-up, codice libero, ma soprattutto un gran numero di estensioni e di temi grafici prodotti da terze parti. Dal punto di vista degli sviluppatori, un pregio importante di Firefox è la sua notevole aderenza ai linguaggi standard per il Web, che lo rende uno strumento capace di riprodurre ottimamente i siti di ultima generazione, realizzati con un uso intensivo dei fogli di stile e di funzioni JavaScript che utilizzano il DOM.







Figura 2.7 L’uniformità della riproduzione della medesima pagina web su Windows Vista, Windows XP, Mac OSX 10.4 e Linux Fedora è una riprova delle qualità di Firefox come browser multi-piattaforma.

Firefox è inoltre, a differenza di Internet Explorer, un vero browser multi-piattaforma: può essere installato indifferentemente su sistemi operativi Windows, Macintosh e Linux, con prestazioni che rimangono in tutti i casi stabili e di alta qualità: un bell’esempio di interoperabilità, anche se il supporto per i fogli di stile CSS 2.1 non è ancora totale, nonostante sia stato già reso disponibile il supporto ad alcune parti delle specifiche CSS3. Tra i difetti di Firefox vi è un consumo forse eccessivo delle risorse di memoria del computer, che, con l’aumentare delle sessioni aperte, può far degradare sensibilmente le prestazioni.

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Opera

Le percentuali d’uso di Opera collegamento esterno non sono mai decollate, nonostante questo browser, prodotto da una società norvegese, sia in distribuzione da ormai dieci anni (Opera 2.0, la prima versione pubblica, è del 1996).



Figura 2.8 Sopra, la prima pagina del sito del quotidiano The New York Times nella vista predefinita con Opera 9: la colonna più a destra è invisibile; compare la barra di scorrimento orizzontale. Sotto, la stessa pagina dopo l’adattamento automatico dei contenuti alla dimensione della finestra (tutte le colonne sono visibili).

Giunto alla versione 9.21, Opera ha una quota di mercato al di sotto dell’1%, con punte di maggior uso (tra il 6 e l’11 per cento) in alcuni paesi dell’Est, tra i quali Ucraina, Russia, Polonia e Lituania. Il sito Opera Watch collegamento esterno stima tra i 12 e i 15 milioni gli utenti globali della versione di Opera per computer desktop (altro prodotto di punta della società norvegese è il browser per cellulari Opera mini).

Dal punto di vista dello sviluppatore, Opera è un ottimo prodotto, dotato di funzionalità molto sofisticate e di un notevole supporto ai linguaggi standard per il Web. Opera 9 è, per esempio, tra i pochissimi browser in grado di superare il test di conformità Acid2 collegamento esterno, messo a punto da The Web Standard Project per testare alcune delle funzionalità di supporto standard ai fogli di stile CSS2.



Figura 2.9 Due funzioni di Opera 9 per l’accessibilità: sopra, una parte della prima pagina del sito del New York Times ingrandita al 150%; sotto la stessa pagina visualizzata in modalità utente, con layout accessibile e tabelle linearizzate automaticamente (tutto il contenuto scorre in un’unica colonna).

Opera dispone inoltre di numerosi accorgimenti pensati proprio per favorire l’accessibilità, tra i quali sono da citare:

Opera è un browser multi-piattaforma, disponibile per numerosi sistemi operativi: non solo i “soliti” Windows, Mac OS X e Linux, ma anche OS/2, Solaris, FreeBSD, BeOS e QNX. Grazie ai suoi algoritmi di adattamento dei contenuti a qualsiasi dimensione di finestra, Opera trova applicazione, nelle versioni Mobile e Mini, come browser per i più svariati dispositivi: dai telefoni cellulari di ogni tipo e marca ai PDA, dai sistemi di navigazione su schermi televisivi ai giochi elettronici, e altro ancora.

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Safari

Lanciato a inizio 2003, Safari è oggi il browser predefinito sui sistemi Mac OS X, avendo soppiantato l’anziano e problematico Internet Explorer 5. Ha raggiunto a giugno 2007, secondo i dati forniti da Net Applications, una quota di mercato del 4,49%, che lo pone al terzo posto tra i browser più utilizzati, a distanza siderale da Internet Explorer ma non troppo lontano da Firefox.

Figura 2.10 La home page del sito web del Governo italiano, vista con Safari su Mac OS X nella modalità bianco e nero con contrasto invertito, impostabile da sistema operativo.

Sviluppato a partire dal motore grafico di Konqueror per Linux, Safari è un browser dalle buone prestazioni, con un più che accettabile supporto per JavaScript e fogli di stile (Safari 2.0 supera il test Acid2 di The Web Standard Project, così come Opera 9). Il suo punto di forza sta nella velocità di caricamento, riproduzione della pagina ed esecuzione degli script. Le statistiche pubblicate sul sito Apple collegamento esterno attribuiscono a Safari una velocità almeno doppia rispetto a quella dei concorrenti.

Per quanto riguarda gli ausili per l’accessibilità, questo browser usufruisce delle funzioni di accesso universale presenti nel sistema operativo Mac OS X: ampio ingrandimento dei contenuti dello schermo, inversione di contrasto in modalità bianco/nero, lettura vocale in lingua inglese, possibilità di impartire comandi vocali.

Non è un browser multi-piattaforma come Firefox e Opera, anche se in tempi recentissimi (giugno 2007) Apple ha lanciato una campagna di “conquista” dei sistemi operativi Microsoft, con la diffusione di una prima versione beta del nuovo Safari 3, che è installabile non solo su Mac OS X (dalla versione 10.4.9 in poi), ma anche su Windows XP e Windows Vista. L’ultima versione stabile di Safari, la 2.0, è disponibile invece solo per il sistema operativo Mac OS X (versione Tiger).

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Netscape

Netscape Navigator, il browser che a metà degli anni Novanta legò il suo nome all’esplosione del Web come fenomeno di massa, arranca oggi in posizioni di retrovia. Del 90% di quota di mercato che deteneva nel 1996, gli resta – secondo le statistiche di Net Applications aggiornate a giugno 2007 – appena lo 0,78%, da suddividersi tra tutte le versioni ancora in uso, tra le quali il vecchio Netscape 6.0 fa la parte del leone, con oltre il 50% degli accessi complessivi riferibili ai browser della famiglia Netscape.

Dopo un lungo periodo di crisi, che aveva portato la società sull’orlo della decisione di interrompere la produzione di browser, Netscape collegamento esterno tenta ora di risalire la china con una nuova versione dello storico Navigator, la 9.0b1, completamente rinnovata nelle funzionalità. La nuova versione, ancora provvisoria (la “b” dopo il numero di versione sta per “beta”), è disponibile per Windows, Mac OS e Linux. È basata sull’architettura aperta di Mozilla Firefox, del quale può installare le estensioni e i temi. Aggiunge inoltre alcune funzionalità interessanti, tra le quali un minibrowser, posto nella barra laterale ridimensionabile, che permette di tenere sotto controllo una pagina web, mentre un’altra pagina è aperta nella finestra principale del browser (Figura 2.11).

Dal punto di vista dell’accessibilità, la funzione più utile e innovativa di Netscape 9 è la possibilità di ridimensionare manualmente, trascinandone i bordi, le finestre TEXTAREA (cioè i campi modulo usati per pubblicare testi discorsivi, come i commenti inviati ai blog). Unita alla possibilità di ingrandire i testi tramite appositi comandi, questa funzione consente a chi vede poco di superare le limitazioni di dimensione imposte ai campi modulo da sviluppatori poco amici dell’accessibilità.

Parlando di Netscape, merita un cenno il fatto che diversi siti web continuano a registrare, tramite i propri servizi statistici, una percentuale, sia pur trascurabile, di accessi provenienti dal “famigerato” Netscape Communicator 4. Usano ancora questo browser, probabilmente, non solo gli sviluppatori interessati a svolgere test di compatibilità, ma anche i dipendenti di uffici e società i cui dirigenti non amano la parola “aggiornamento”.

Figura 2.11 Netscape Navigator 9.0b1. Nella barra laterale può essere visualizzata una pagina web diversa da quella caricata nella finestra principale del browser.

Netscape 4, che vide la luce nel 1997 ed ebbe una serie interminabile di versioni, tutte ugualmente difettose, è stato etichettato dall’esperto di accessibilità canadese Joe Clark con gli epiteti più fantasiosi, tra cui that carcinoma of the Web (“quel carcinoma del Web”) e the undead cœlecanth (“il non morto celacanto”), con riferimento a quel pesce preistorico che si riteneva scomparso da milioni di anni e che fu invece scoperto vivo e vegeto ancora ai nostri giorni. La versione 4 di Netscape è in effetti talmente carente nel supporto ai linguaggi standard da meritare fino in fondo simili apprezzamenti. Il fatto che qualcuno la usi ancora rappresenta un banco di prova per gli sviluppatori desiderosi di produrre documenti web compatibili all’indietro: l’unico modo per far “digerire” a Netscape 4 siti sviluppati nel rispetto degli standard è fare in modo che li riceva senza fogli di stile e possibilmente con il minimo di funzioni dinamiche lato client.

Figura 2.12 Una pagina del sito del Governo italiano caricata in Netscape Communicator 4.72. Tra i tanti bachi di questo browser vi è l’incapacità di tradurre le entità carattere come &ldquo; e &rdquo; negli opportuni caratteri (le virgolette aperte e chiuse).

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Browser grafici minori

Esistono diversi browser grafici minori, per i quali il termine “minore” va inteso soprattutto in riferimento alle percentuali d’uso tendenti a zero: si tratta, infatti, in molti casi di prodotti buoni se non addirittura ottimi, che però, per una ragione o per l’altra, non riescono ad acquisire quote di mercato significative.

SeaMonkey

Un ottimo prodotto è senz’altro SeaMonkey collegamento esterno, erede diretto della Mozilla Application Suite. Giunto alla versione 1.1.2, SeaMonkey non è solo un browser, ma una suite di applicazioni, comprendente un gestore di posta elettronica e di gruppi di discussione, un programma di messaggistica e un editor HTML. Rappresenta quanto di più simile vi sia oggi alla suite di Netscape Communitor, emendata però dei suoi innumerevoli bachi e riscritta secondo i solidi criteri di programmazione alla base del progetto Open Source Mozilla. È disponibile per sistemi operativi Windows, Linux e Mac OS X. Tra le caratteristiche di SeaMonkey, vi è la possibilità di visualizzare menu di navigazione generati a livello di applicazione, usando a tal fine i collegamenti ipertestuali definiti per mezzo dell’elemento LINK (si veda in proposito il paragrafo Barre di navigazione definite tramite l’elemento LINK, nel Capitolo 18).

Camino

Un altro browser frutto della filosofia Open Source è Camino collegamento esterno, giunto alla versione 1.5. Basato sul motore di rendering Gecko, lo stesso usato da Firefox, Camino è un browser per sistemi Mac OS X. Lo scopo dell’iniziativa che ha portato alla creazione di questo browser è spiegato nella home page del sito web dedicato: “Camino combina la maestosa esperienza visuale e comportamentale che caratterizza la filosofia di Macintosh con le potenti capacità di navigazione sul Web del motore di rendering Gecko”. Insomma, lo scopo era creare un nuovo tipo di browser, in grado di prendere il meglio sia da Firefox (il motore) che da Macintosh (la carrozzeria). A livello tecnico ed estetico, Camino è un esperimento riuscito: il browser svolge bene il suo lavoro, anche se la quota di mercato posseduta è praticamente insignificante.

Figura 2.13 L’interfaccia utente di Camino su Mac OS X Tiger.

Flock

Un esperimento che merita di essere seguito con attenzione è quello rappresentato dal browser “sociale” Flock collegamento esterno. Giunto alla versione beta 0.9 e disponibile per i sistemi operativi Windows, Mac OS X e Linux, Flock è un’evoluzione di Firefox che, oltre a una grafica rinnovata, implementa una serie di funzioni nate per rendere sempre più sociale e multimediale l’esperienza di navigazione sul Web. Ecco dunque l’integrazione con Flickr, YouTube e altri servizi di condivisione dei contenuti, che consente all’utente di disporre di una barra interrattiva, contenente fotografie e filmati sempre aggiornati; ecco, ancora, l’integrazione con i servizi di social bookmarking come Del.icio.us e Digg, la sottoscrizione guidata dei feed RSS, la possibilità, infine, di memorizzare in un archivio posto nella barra laterale articoli e foto di proprio interesse, semplicemente selezionandoli e trascinandoli dalla pagina web correntemente visualizzata.

Figura 2.14 L’interfaccia utente di Flock 0.9. La pagina My World è la centrale di raccolta di segnalibri, feed RSS e sottoscrizioni a servizi di condivisione.

Konqueror

Konqueror collegamento esterno per Linux KDE, accreditato a giugno 2007 da Net Applications di una quota di mercato di appena lo 0,01%, ha un ottimo motore di rendering, KHTML, lo stesso da cui è stato sviluppato Safari. Giunto alla versione 3.5.4, Konqueror ha un supporto più che buono per i linguaggi standard ed è inoltre un’applicazione versatile, dal momento che può essere usato come visualizzatore universale di risorse del computer oltre che come browser per il Web. Tutte le informazioni sulle caratteristiche tecniche e l’installazione sono disponibili sul sito dedicato.

Figura 2.15 Menu e pulsantiera di Konqueror 3.5.4.

iCab

Un altro browser grafico degno di menzione è il tedesco iCab collegamento esterno, attualmente alla versione 3.0.3, disponibile solo per Mac OS X e per i sistemi “classici” di Macintosh (8.5 e 9.2.2). Offre un buon supporto per i CSS e consente in generale una navigazione sul Web comparabile a quella offerta da altri browser ben più noti e diffusi.

Figura 2.16 La pulsantiera predefinita di iCab 3.0.3.

K-meleon

Sono degni di nota anche alcuni altri browser, che – basati sul motore di rendering di browser più famosi – rappresentano tentativi, in parte riusciti, di miglioramento e specializzazione delle caratteristiche del programma da cui derivano. Uno di questi è K-meleon collegamento esterno per Windows, browser Open Source giunto alla versione 1.1, che sfrutta Gecko, lo stesso motore di rendering di Firefox, per innestarvi sopra le API di Windows invece che i componenti d’interfaccia scritti con il linguaggio XUL di Mozilla, ottenendo in tal modo una maggiore integrazione con il sistema operativo Microsoft. Ciò si traduce in migliori prestazioni e in una minor richiesta di risorse di sistema, con vantaggio per gli utenti dotati di hardware obsoleto o poco performante. Altra caratteristica di K-meleon che va a beneficio dell’accessibilità è la possibilità di ingrandire separatamente testo e immagini, a seconda delle necessità (Figura 2.17).

Figura 2.17 L’interfaccia utente di K-meleon 1.1. In evidenza il menu che consente di ingrandire separatamente testo e immagini, funzione ottenibile anche mediante scorciatoie da tastiera.

Avant Browser

Giunto alla versione 11.5, Avant Browser collegamento esterno è in un certo senso il corrispettivo di K-meleon, con la differenza che, mentre quello è basato su Firefox, Avant Browser è basato invece su Internet Explorer, del quale richiede la presenza preliminare sul computer. Le caratteristiche principali di questo browser sono la velocità d’esecuzione, la leggerezza del file d’installazione (1,72 Mb), la semplcità d’uso. Dal punto di vista dell’accessibilità, sono interessanti le funzioni del menu Strumenti, che permettono di disabilitare selettivamente, con la massima rapidità, immagini, suoni, animazioni, script, controlli ActiveX (Figura 2.18). Un’altra buona soluzione è la possibilità di variare interattivamente il fattore di zoom della pagina – in una gamma compresa tra il 25% e il 500% – agendo su un cursore, attivabile mediante un pulsante posto sulla destra della barra di stato. Altra caratteristica utile è, infine, quella di poter salvare in un archivio online le varie impostazioni di navigazione (segnalibri, password ecc.), in modo da poterle riutilizzarle da qualsiasi postazione su cui sia installato Avant Browser.

Figura 2.18 L’interfaccia utente di AvantBrowser 11.5. In evidenza il menu che permette di disabilitare e abilitare rapidamente le funzioni dinamiche e multimediali.

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Dispositivi mobili

Con i progressi della telefonia mobile, negli ultimi anni si è avuta una vera e propria esplosione nelle vendite di dispositivi di piccole dimensioni in grado di navigare sul Web. Li possiamo suddividere in quattro categorie principali: telefoni cellulari, computer palmari (o PDA, personal digital assistant), smartphones, cioè telefoni intelligenti, e Ultra Mobile PC (UMPC), di cui parleremo più avanti. Gli smartphones sono un ibrido, che assomma le caratteristiche di cellulari e PDA: sono cioè telefoni cellulari con funzioni di personal digital assistant (agenda elettronica personale). Si tratta in breve di telefoni in grado di archiviare e gestire dati personali; sono dotati – proprio come i palmari – di un sistema operativo (Symbian, Palm OS, Windows CE ecc.) e della possibilità di estendere le funzionalità di base installando nuove applicazioni.

Ciò che accomuna i vari tipi di dispositivi mobili è la ricchezza di protocolli di comunicazione, che permette loro di interagire con computer fissi, altri dispositivi mobili e, per quel che ci interessa in questa sede, di navigare sul Web. WAP, i-Mode, GPRS, IrDA, modem integrato, Bluetooth, USB, Wi-Fi: è un elenco incompleto di sistemi e protocolli di connessione che cellulari, palmari, telefoni intelligenti e UMPC usano per connettersi a reti e navigare sul Web, spesso con velocità che non hanno nulla da invidiare a quelle dei computer fissi.

È impossibile, e anche inutile, fare una rassegna completa dei sistemi di connessione usati e degli innumerevoli modelli e marche di telefoni, palmari ecc. che animano l’universo di questo tipo di prodotti. È utile invece mostrare alcuni esempi di siti navigati con dispositivi mobili, per evidenziarne le particolarità e, soprattutto, la grande differenza esistente tra la navigazione sul Web con dispositivi mobili e quella “tradizionale”, fatta con computer da tavolo o portatili dotati di monitor dai 15-17 pollici in su.

Telefoni cellulari

L’elemento principale di cui occorre tenere conto nella progettazione di un sito accessibile ai dispositivi mobili è la risoluzione dello schermo, che in un telefono cellulare è solitamente di 176 pixel orizzontali per 220 pixel verticali. I contenuti devono essere perciò in grado di adattarsi a una dimensione molto inferiore a quella degli schermi per computer desktop, con in più la variante della predominanza della dimensione verticale su quella orizzontale.

Corriere della Sera, Repubblica, Gazzetta dello Sport, per citare alcuni dei principali quotidiani italiani, hanno predisposto già da tempo versioni ad hoc dei loro siti web, adatte a essere navigate con dispositivi mobili. Tuttavia non è sempre necessario predisporre una versione del sito differente da quella standard per soddisfare le esigenze di chi si collega tramite un cellulare. Da un lato, infatti, esistono browser come Opera Mini collegamento esterno, che sono in grado di adattare da soli, e con ottimi risultati, i contenuti più disparati alla larghezza dello schermo di un cellulare. Dall’altro lato, una progettazione basata sull’uso di un’impaginazione non troppo complessa, gestita per mezzo di unità di misura relative e proporzionali, favorirà ulteriormente l’adattamento tentato dal browser, permettendo una comoda navigazione tra i contenuti anche con il piccolo schermo di un cellulare.

La Figura 2.19 mostra a titolo di esempio alcune schermate di navigazione tra i forum del sito web dell’autore di questo libro collegamento esterno, effettuate con Opera Mini nelle versioni 3.1 e 4 beta. Il link “Testo”, evidenziato dall’ovale nel primo riquadro della figura, è un accorgimento a beneficio dell’accessibilità: un link di salto che porta l’utente direttamente al contenuto principale della pagina. Si tratta di una misura che va di solito a vantaggio di chi usa tecnologie assistive, ma può rivelarsi molto utile anche per risparmiare prezioso tempo di connessione, quando si naviga con un cellulare (è da notare che i link “Testo” e “Menu”, che appaiono visibili con Opera Mini, risultano invece nascosti nella navigazione con un browser grafico per computer desktop, grazie al miglior supporto di quest’ultimo per i CSS).







Figura 2.19 I numeri 1-6 mostrano le fasi successive di lettura di un messaggio e di composizione di una risposta nei forum del sito Diodati.org, con Opera Mini 3.1. I numeri 7 e 8 mostrano, invece, la navigazione nell’indice degli stessi forum con Opera Mini 4 versione beta. La caratteristica principale della nuova versione del browser di Opera è la possibilità di visualizzare l’anteprima di un’intera pagina, lasciando all’utente la possibilità di scegliere la zona da ingrandire.

Dal punto di vista dello sviluppatore, una pagina web, per essere ben navigabile con un cellulare, deve essere concepita in modo che tutte le funzionalità possano essere attivate da tastiera. Navigando con un cellulare, infatti, i comandi possono essere impartiti unicamente con i tasti multifunzione previsti dal particolare modello di telefono utilizzato (Figura 2.20).

L’immissione di indirizzi web e la compilazione di testi avvengono usando la stessa tecnica di scrittura degli SMS: le stringhe di testo sono composte premendo i tasti alfanumerici del telefono, che si trasformano per l’occasione in una rudimentale tastiera.

Figura 2.20 La selezione, la conferma e l’annullamento delle operazioni di navigazione sul Web vengono fatte, con un telefono cellulare, usando appositi tasti multifunzione.

Palmari

Lo schermo di un palmare ha in genere una risoluzione di 240×320 pixel. Con un’area di pagina quasi doppia rispetto a quella visualizzata da un cellulare, la navigazione con un palmare è potenzialmente più comoda e più soddisfacente per l’utente: le operazioni di input, per esempio, vengono effettuate con uno stilo (Figura 2.21), che consente un maggior controllo e un più ampio ventaglio di scelte rispetto ai tasti di un cellulare.

Figura 2.21 L’immissione di testo in un palmare avviene con uno stilo, che seleziona i caratteri da una tastiera a schermo.

Tuttavia, il tentativo dei browser per palmari di restituire all’utente una pagina web quanto più possibile simile alla pagina visibile su uno schermo per computer desktop conduce, paradossalmente, a un rischio di inaccessibilità maggiore rispetto a quello che si ha per i siti navigati su cellulare. Lo schermo di un palmare, infatti, per quanto più grande di quello di un cellulare, non è però largo abbastanza da consentire una visione ottimale di siti multicolonna. Se il browser non linearizza automaticamente i contenuti, deve essere allora lo sviluppatore a fornire dei meccanismi che permettano al contenuto di adattarsi a risoluzioni di schermo molto piccole. In caso contrario, l’utente sarà costretto a un ricorso continuo allo scomodo scorrimento orizzontale, come lascia intuire la prima delle tre schermate presentate in Figura 2.22.


Figura 2.22 Pagine tratte dal sito di Repubblica.it, visualizzate con Access NetFront v.3.2.

La schermata numero 1 mostra il titolo principale dalla home page di Repubblica.it, visualizzato con il browser per dispositivi mobili Access NetFront v.3.2 in modalità Full screen. In questa modalità i contenuti non vengono adattati al dispositivo: il sommario dell’articolo è poco leggibile e parte del testo finisce fuori dallo schermo. La schermata numero 2 mostra lo stesso titolo visualizzato in modalità Just-fit: i contenuti vengono ridisposti dal browser in modo da non richiedere scorrimento orizzontale, ma la leggibilità dei testi resta mediocre. La schermata numero 3, infine, mostra ancora una volta lo stesso titolo, caricato però, senza adattamenti del browser, dalla home page di Repubblica Flash collegamento esterno, versione del quotidiano online predisposta specificamente per la navigazione con cellulari e palmari. L’unica versione della pagina realmente adatta a essere letta con un palmare è quella nel riquadro 3.

Con questo non intendiamo affermare che un sito, per essere accessibile, debba dotarsi necessariamente di versioni ad hoc per i palmari, ma che la struttura di pagina dovrebbe essere attentamente studiata, fin dalle prime fasi di progettazione, per potersi adattare non solo agli schermi dei computer desktop ma anche a quelli dei palmari, anche nei casi in cui non sia disponibile un meccanismo di adattamento automatico della pagina fornito dal browser.

Browser per dispositivi mobili

I browser che si contendono il fiorentissimo mercato dei dispositivi mobili sono numerosi, e molto variabili le loro caratteristiche. Merita di essere ricordato innanzitutto il già citato Opera Mini, accreditato da Opera Watch di una base di cinquanta milioni di utenti, nei cui telefoni cellulari sarebbe installato il piccolo ma potente browser della società norvegese. Fatto sta che Opera Mini è l’unico browser per dispositivi mobili che appare nei primi posti della classifica di giugno 2007 di Net Applications (sia pure con un misero 0,21%), relativa alle quote di mercato possedute dai vari browser.

Degno di menzione è anche Opera Mobile collegamento esterno, fratello maggiore di Opera Mini, orientato all’uso sui palmari.

Uno dei principali competitori di Opera Mobile è Access NetFront collegamento esterno, giunto alla versione 3.5. Supporta Java, Flash, SMIL, SVG, XHTML, CSS, JavaScript 1.5, DOM 1 e 2: in pratica tutti i principali linguaggi standard per il Web. È in grado di bloccare i pop-up, può aprire più finestre contemporaneamente, è compatibile con i formati RSS e Atom. È accreditato nelle statistiche di giugno 2007 di Net Applications di una quota di mercato dello 0,01%.

Da ricordare, infine, Minimo per Windows Mobile collegamento esterno, il browser per dispositivi mobili prodotto dal progetto Mozilla, giunto alla versione 0.2, e ThunderHawk collegamento esterno di Bitstream, un browser Java che punta sulla capacità di rappresentare le pagine web nel modo più confortevole per l’utente, grazie alla possibilità di modificare interattivamente il fattore d’ingrandimento.

Microsoft è presente in questo mercato con Internet Explorer per Windows Mobile (Figura 2.23), sistema operativo preinstallato su un’ampia schiera di computer palmari.



Figura 2.23 Internet Explorer per Windows Mobile 6.0 dispone della possibilità di ridisporre i contenuti su una sola colonna e di modificare l’orientamento della finestra da verticale a orizzontale.

Il lavoro degli sviluppatori per comporre siti accessibili ai dispositivi mobili può essere semplificato con l’uso di emulatori dei browser per palmari e cellulari, installabili su normali computer desktop. Sono disponibili in Rete, per esempio, emulatori per Access NetFront e per Windows Mobile 6.0. Sul sito di Opera sono disponibili degli emulatori online per le ultime due versioni di Opera Mini. La versione desktop di Opera consente, inoltre, di simulare la linearizzazione effettuata col sistema SSR collegamento esterno (small screen rendering) su qualsiasi pagina web caricata: basta usare la scorciatoia da tastiera Shift + F11.

Figura 2.24 Una schermata di Opera Mobile che mostra la capacità di navigazione a schede del browser (da www.opera.com).

Un’utile raccolta di risorse, in particolare sugli standard del W3C dedicati alle tecnologie per dispositivi mobili, è stata messa insieme da Gianluca Affinito e pubblicata sui forum di Diodati.org collegamento esterno.

Tecnologie assistive per dispositivi mobili

I normali dispositivi mobili non brillano per accessibilità. Hanno schermi piccoli per un ipovedente, comandi molto poco agevoli per chi ha difficoltà motorie e non dispongono solitamente di funzioni di lettura vocale dei contenuti e dei comandi. Fortunatamente esistono strumenti software pensati per compensare alcune disabilità. Uno di questi è la Suite di Accessibilità di Nuance, composta dagli applicativi Talks collegamento esterno e Zooms collegamento esterno. Il primo è uno screen reader, o lettore di schermo: attivabile per mezzo di un tasto, è in grado di assistere l’utente non vedente o ipovedente in tutte le operazioni che è possibile svolgere con un cellulare evoluto, dalla ricerca nella rubrica alla scrittura di SMS, dalla lettura del numero e del nome del chiamante alla navigazione sul Web. Il secondo è un software ingrandente: può usare l’intero schermo per ingrandire porzioni dei contenuti oppure ingrandire selettivamente solo alcune parti del contenuto dello schermo. I due software possono essere installati su un discreto numero di cellulari Nokia e su alcuni esemplari di Siemens, Panasonic e Samsung (per informazioni in italiano si veda il sito www.talks.it collegamento esterno).

Un altro lettore di schermo per cellulari e palmari è Mobile Speak collegamento esterno, prodotto da Code Factory. Ne esistono versioni per sistemi operativi Symbian e Windows Mobile. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito del produttore. Da segnalare anche VoiceSuite, “un programma progettato per consentire alle persone non vedenti e ipovedenti l’accesso alle principali funzioni dei computer palmari e degli smartphone basati sul sistema operativo Microsoft Windows Mobile”. Informazioni tecniche e commerciali sono disponibili sul sito dell’Istituto Cavazza collegamento esterno.

RNID Mobile Textphone software è un applicativo in grado di trasformare il Nokia 9210 in un “testofonino”, cioè un telefono per utenti sordi, che trasforma il testo scritto mediante una tastiera in parole pronunciate da una voce sintetica, e le parole pronunciate dall’interlocutore in testo visualizzato sul monitor del telefonino.

Dispositivi mobili obsoleti

Dopo aver parlato della navigazione con cellulari e palmari, è opportuno accennare anche all’esistenza di dispositivi meno comuni, come PDA obsoleti o dotati di schermi con risoluzioni insolite. Citiamo a titolo di esempio l’HP Jornada 720, un computer tascabile con schermo da 640×240 pixel, in grado di visualizzare 65.536 colori. Commercializzato nel 2000, quello che era un autentico gioiello di tecnologia, è oggi un prodotto anziano: con il suo Internet Explorer 4.0 su sistema operativo Windows CE 3.0, procura all’utente un’esperienza di navigazione spesso problematica (per esempio nei siti strutturati a frame), dovuta al limitato supporto del browser per i fogli di stile e all’insolita risoluzione dello schermo.

Figura 2.25 Lo HP Jornada 720 è una sorta di microportatile. I comandi possono essere immessi sia da tastiera sia mediante pressione di uno stilo sullo schermo sensibile.

Dispositivi come lo HP Jornada 720, troppo costosi e ben realizzati per essere gettati nella spazzatura dopo soli dodici-diciotto mesi, pongono agli sviluppatori interessati all’accessibilità il problema della compatibilità all’indietro: un problema che sarà sempre più centrale, a mano a mano che l’utenza del Web si allargherà fino a comprendere zone del pianeta a basso reddito, per i cui abitanti il mercato globale dell’usato (per esempio le aste di e-Bay) fornisce la chance di acquistare a prezzi ridotti, e poi riutilizzare, apparecchiature elettroniche di qualità vecchie di qualche anno, che nelle zone ricche del pianeta non hanno più mercato.

Dispositivi mobili di nuova concezione

Se da un lato è possibile che restino in uso a lungo dispositivi obsoleti, acquistati come materiale usato o tenuti in vita da padroni affezionati, dall’altro le leggi del mercato spingono per un continuo aggiornamento dei prodotti, favorito dall’innovazione tecnologica e incentivato da enormi investimenti pubblicitari.

Il progressivo affinarsi delle tecnologie di miniaturizzazione e dei sistemi di connessione senza fili (Wi-Fi, Bluetooth ecc.) favorisce la nascita di sempre nuovi dispositivi mobili, via via più simili nelle funzionalità ai tradizionali computer da tavolo, e come questi in grado di navigare sul Web. Di simili dispositivi, e delle caratteristiche dei loro schermi, gli sviluppatori di siti accessibili dovranno necessariamente imparare a tener conto, perché verranno utilizzati da una fetta sempre più ampia di utenti, interessati a collegarsi al Web mentre sono in viaggio, in vacanza, fuori ufficio o fuori casa, lontani insomma da postazioni di lavoro fisse.

Ultra Mobile PC

Esiste una sigla che identifica questo tipo di computer, più grande di un palmare ma più piccolo di un portatile tradizionale: UMPC, Ultra Mobile PC. Nel 2006 diversi produttori hanno cominciato a immettere sul mercato i primi modelli di UMPC, basati sulla filosofia del progetto Origami di Microsoft, presentato al CeBIT di Hannover a marzo del 2006. Tra questi ricordiamo il Samsung Q1, l’ASUS R2H, l’eo i7210 di Tabletkiosk, il Solo M1 di Daewoo Lucoms: dotati di sistemi operativi Windows XP per tablet PC, hanno schermi da 7 pollici, con una risoluzione nativa di 800×480 pixel e funzioni d’ingrandimento in grado di portare la risoluzione fino a 1024×600 pixel. Su sistema operativo Linux è invece basato il Pepper Pad, con una risoluzione video di 800×600 pixel. Ciò che accomuna questi dispositivi è la forma compatta, la trasportabilità, la connettività senza fili, gli schermi sensibili al tatto. La risoluzione è una via di mezzo tra quella dei palmari e quella dei portatili.

Tra i prodotti più recenti e innovativi nella categoria degli UMPC, meritano un cenno il VIA Nanobook, simile a un portatile in miniatura, e il Sony Vaio UX, dalla caratteristica tastiera a scomparsa.



Figura 2.26 Due UMPC: sopra il Via Nanobook, sotto il Sony Vaio UX.

Lettori di e-book

Un altro dispositivo mobile di nuova concezione, che potrebbe in un futuro non lontano interessare anche chi si occupa di accessibilità, è il lettore di libri elettronici, o e-book reader. Si tratta di uno strumento in progettazione da anni, che finora però non ha trovato buone applicazioni pratiche, sia per oggettive difficoltà tecnologiche sia, molto probabilmente, per l’ostilità delle case editrici, che temono per i libri la nascita di un fenomeno analogo a quello verificatosi con lo scambio illegale di musica nei circuiti P2P. Il Portable Reader System PRS-500 di Sony sembra avere risolto ogni difficoltà tecnica: basato sulla tecnologia E-ink, ha uno schermo da circa 6 pollici a 4 toni di grigio, con risoluzione di 600×800 pixel, che assicura caratteristiche di leggibilità del tutto simili – assicurano i costruttori – a quelle dei testi cartacei. Nato per permettere la lettura di libri elettronici nei più diversi formati (PDF, DOC, TXT ecc.), può ricevere anche documenti in HTML, convertiti per mezzo di un apposito software. Consente all’utente di ingrandire i caratteri.

Altri lettori di libri elettronici sono lo Hanlin eReader V2, con caratteristiche simili al lettore della Sony, e l’iLiad di iRex Technologies, che ha una risoluzione di 768×1024 pixel e 16 livelli di grigio.

È molto probabile che dispositivi mobili basati sulla filosofia progettuale del lettore di e-book potranno in futuro navigare liberamente sul Web alla ricerca di testi o di informazioni, interagendo per esempio con siti come Wikipedia o Amazon. È facile prevedere per simili prodotti potenzialità di diffusione notevolissime (si pensi solo all’uso scolastico in sostituzione dei libri di testo), che porrebbero agli sviluppatori di siti accessibili il problema di progettare interfacce web fruibili anche, o specificamente, con questi dispositivi. Per esempio, un sito web, per essere utilizzabile da un lettore di e-book dotato delle caratteristiche costruttive del Sony PRS-500, dovrebbe avere contenuti ben leggibili anche quando visualizzati con un monitor a soli quattro toni di grigio, il che porrebbe ai grafici una sfida di non facilissima soluzione.



Figura 2.27 I lettori di e-book Sony PRS-500 e iRex iLiad.

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Web TV

Un’altra sfida per l’accessibilità è costituita dal tentativo di rendere accessibili i siti web navigati con browser che usano come monitor i comuni televisori.

I grandi produttori di elettronica di consumo, tra cui Sony, Philips, Samsung e altri, hanno già da tempo in listino apparecchi chiamati Web TV Receiver, costituiti da un ricevitore, una tastiera e un telecomando, che, in combinazione con un comune televisore, permettono l’accesso al Web e alla posta elettronica, usando lo schermo del televisore come monitor. Sono già alcuni anni che i servizi internazionali di statistiche registrano, sia pure con percentuali molto piccole, accessi provenienti da Web TV.

È difficile prevedere quale sarà il futuro di questo tipo di dispositivi. È improbabile che possano avere larga diffusione nelle case, dove la presenza di un PC garantisce una navigazione sul Web sicuramente più confortevole, ma è ben possibile, invece, che comincino a diffondersi ampiamente nelle camere d’albergo e in quei luoghi pubblici, come le sale d’aspetto, in cui è normale la presenza di apparecchi televisivi, mentre non lo è ancora quella di un collegamento a Internet.

Dal punto di vista dell’accessibilità, la Web TV crea non pochi problemi allo sviluppatore. MSN TV Viewer, il browser di Microsoft integrato in molti di questi sistemi, ha una risoluzione fissa di 544×372 pixel, forzata dalle caratteristiche degli apparecchi televisivi che usano il segnale NTSC (PAL in Europa). È una risoluzione che corrisponde, in termini di area, a poco più di un quarto di quella attualmente più usata su computer desktop e portatili (1024×768 pixel). In questo spazio molto ridotto è inoltre assente lo scorrimento orizzontale: i siti web che hanno una dimensione orizzontale maggiore di 544 pixel vengono linearizzati, nel senso che i contenuti eccedenti sono fatti scorrere verso il basso invece che verso destra (qualcosa di analogo al sistema Small Screen Rendering di Opera). Quando la linearizzazione non è possibile, i contenuti vengono invece troncati. Per di più, a causa della scarsa densità in pixel dei televisori e della notevole distanza a cui di solito è seduto lo spettatore, MSN TV Viewer ingrandisce notevolmente i caratteri per favorirne la leggibilità, il che porta a un altrettanto notevole allungamento delle pagine web, che finiscono con l’occupare numerose schermate consecutive. Poiché non esiste mouse, lo scorrimento verticale è fatto a colpi di pulsanti di telecomando, con un’azione ripetitiva che diventa facilmente noiosa. Non sono disponibili, infine, i comuni plug-in, quali il Flash e il Reader di Adobe.

Figura 2.28 Ricevitore, tastiera e telecomando di un sistema di Web TV basato sul browser della Microsoft.

Date simili limitazioni, un sito può avere una buona resa sulla Web TV solo a patto che sia progettato con contenuti essenzialmente statici e con un layout non troppo complesso e preferibilmente liquido.

Figura 2.29 La home page del sito della Presidenza della Repubblica, vista con MSN TV Viewer, il browser di Microsoft per la Web TV. Il bordo di delimitazione intorno alla scritta “La Costituzione” indica l’elemento della pagina selezionato e attivabile.

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Tecnologie assistive

Browser testuali

S’intende per browser testuale un programma utente che elimina automaticamente tutti gli elementi grafici presenti in un documento web, mostrando all’utente solo i testi in esso contenuti, comprese le descrizioni testuali alternative, se ve ne sono, degli elementi grafici e multimediali. L’interazione con l’utente avviene principalmente via tastiera.

I browser testuali nascono con il Web. Il primo browser grafico di larga applicazione, NCSA Mosaic, venne introdotto infatti solo nel 1993, mentre già esistevano fin dal 1990 browser a linea di comando e dal 1992 il browser testuale Lynx. I primi browser testuali nascono dunque come strumenti generici per navigare il Web, in un’epoca pionieristica dello sviluppo della Rete. Li abbiamo inseriti un po’ impropriamente tra le tecnologie assistive, non perché siano stati progettati specificamente per favorire la navigazione degli utenti con disabilità, ma perché di fatto si comportano come utilissimi ausili per l’esplorazione del Web da parte di utenti disabili, soprattutto non vedenti (anche se le accresciute capacità dei moderni screen reader di lavorare in combinazione con i browser grafici ne hanno ridotto di molto l’utilizzo). Inoltre i browser testuali sono preziosi per chi possiede sistemi hardware obsoleti e poco performanti o connessioni a Internet molto lente. Possiamo dire perciò che, da soli, coprono buona parte degli scopi dell’accessibilità.

Il più noto e più usato browser testuale è Lynx collegamento esterno, nato inizialmente per macchine Unix e poi gradualmente diffuso su sistemi Linux, DOS, Windows e anche Macintosh (con il nome di MacLynx). La più recente versione stabile è la 2.8.6.

Il principale antagonista di Lynx nella categoria dei browser testuali ha un nome quasi uguale: Links collegamento esterno. A differenza di Lynx, questo browser, sviluppato dal ceco Mikuláš Patocka, punta a mantenere, sia pure in un ambiente puramente testuale, alcune caratteristiche dell’organizzazione grafica dei documenti, come per esempio la suddivisione delle tabelle in righe e colonne. Giunto alla versione (preliminare) 1.0, Links è disponibile per Linux, OS/2, Windows, BeOS e FreeBSD. Può essere scaricato dal sito dedicato.



Figura 2.30 L’interfaccia utente dei browser testuali Lynx, sopra, e Links, sotto.

Un browser testuale sviluppato fin dall’inizio con l’accessibilità in mente è WebbIE collegamento esterno, realizzato dal britannico Alasdair King. Giunto alla versione 3.2.2, WebbIE è in grado di riprodurre una pagina web sia in modalità solo testo sia in modalità grafica, utilizzando per questa funzione il motore di rendering di Internet Explorer. Il passaggio da una modalità all’altra avviene con la pressione di un pulsante ed è immediato. In vista grafica, è disponibile una funzione d’ingrandimento dei contenuti, che può risultare utile per chi vede poco (a patto che non abbia problemi nell’uso della barra di scorrimento orizzontale, visto che la larghezza cresce proporzionalmente con l’altezza).

Figura 2.31 L’interfaccia utente di WebbIE 3.2.2.

In modalità solo testo, WebbIE è un compagno preciso, forse addirittura pignolo, per uno screen reader, dal momento che non solo linearizza i contenuti, ma li suddivide per categorie strutturali: link, titoli, tabelle, elenchi, caselle di input ecc. Dispone inoltre della possibilità di scaricare aggiornamenti in formato RSS e di ricevere contenuti multimediali in formato Real Audio.

[Inizio approfondimento] Altri browser testuali

Esistono numerosi browser testuali, sviluppati e distribuiti con la filosofia dell’Open Source. Eccone alcuni:

Sviluppare pagine accessibili ai browser testuali richiede di curare con grande attenzione soprattutto due aspetti della progettazione:

  1. l’organizzazione dei contenuti;
  2. gli equivalenti testuali degli elementi grafici, multimediali e dinamici non decorativi.

Il primo punto è essenziale per trasmettere al lettore informazioni sui rapporti gerarchici tra i contenuti: se, nella vista grafica, un titolo può essere reso semplicemente con un’adeguata formattazione, in modalità solo testo un titolo che non è stato marcato come tale perde qualsiasi evidenza e si confonde con il normale testo a paragrafi; lo stesso vale per le citazioni e per qualsiasi altro contenuto fornito di un valore semantico, per il quale non vi sia una corrispondente descrizione nel codice di marcatura. Si veda in proposito il paragrafo La struttura che non c’è nel Capitolo 1.

Il secondo punto è essenziale per trasmettere al lettore il significato che oggetti grafici e funzioni dinamiche possiedono nell’economia del documento. Ogni contenuto non testuale, se non è puramente decorativo, deve essere associato a un adeguato equivalente testuale, altrimenti chi naviga in modalità solo testo riceve informazioni incomplete e risulta penalizzato rispetto a chi naviga in modalità grafica. Si veda, per un esempio reale, la Figura 12.1 e le relative spiegazioni, nella parte finale del paragrafo Requisiti generali per l’accessibilità di Flash nel Capitolo 12.

L’esplorazione con un browser testuale è la cartina di tornasole che mostra, con buona approssimazione, il reale livello di accessibilità di un sito web.

Screen readers (lettori di schermo)

Cosa sono e come funzionano

Uno screen reader, o lettore di schermo, è un software che traduce i contenuti presenti sul monitor di un computer in una forma differente da quella grafica, di solito in parole pronunciate da una voce sintetica (ma può anche tradurli in testo Braille inviato a un dispositivo tattile. Si veda più sotto il paragrafo “Display Braille”). In virtù di questa sua capacità, lo screen reader è la via di accesso privilegiata dei non vedenti, non solo ai contenuti del Web, ma all’uso del computer in generale.

Detto così sembra semplice, ma perché un lettore di schermo funzioni in modo ottimale, e consenta di fruire, per esempio, dei contenuti e dei servizi di un sito web, è necessario che siano soddisfatti alcuni importanti requisiti.

In primo luogo, le risorse hardware del computer devono essere adeguate in termini di memoria disponibile e di supporto alle funzioni multimediali (devono esservi degli amplificatori e una scheda audio).

In secondo luogo, il lettore di schermo deve trovare, nel sistema operativo su cui viene installato, un aggancio che gli consenta di lavorare in associazione con le altre applicazioni nel modo più uniforme e più semplice possibile. Tale aggancio è fornito, quando è fornito, da apposite API per l’accessibilità, integrate nel sistema operativo.

[Inizio approfondimento] Microsoft Active Accessibility e gli screen reader

Microsoft Active Accessibility (MSAA), la cui ultima versione è la 2.0, è il pacchetto di tecnologie per l’accessibilità inserito nei sistemi operativi Windows. Tra le sue funzioni, vi è quella di intercettare le operazioni generate dalle applicazioni in esecuzione e di notificarle allo screen reader, in modo che quest’ultimo possa usarle per gestire l’interazione dell’utente con il computer. Laddove manca questa integrazione tra lettore di schermo e librerie per l’accessibilità del sistema operativo, il supporto a una data applicazione o è una funzione accessoria dello screen reader, che ne fa lievitare la complessità e di conseguenza i costi, oppure manca. È per questa ragione che la maggior parte dei non vedenti che usano lettori di schermo installati su sistemi operativi Windows usa come browser Internet Explorer. Tramite MSAA, infatti, è disponibile un supporto nativo a Internet Explorer, che rende quest’applicazione ottimamente integrata con lo screen reader (JAWS, il lettore di schermo più diffuso, ha introdotto solo di recente, a partire dalla versione 7.0, un supporto per Firefox paragonabile a quello disponibile per Internet Explorer). [Fine approfondimento]

In terzo luogo, le applicazioni e i loro contenuti devono essere costruiti nel rispetto di regole di accessibilità, che permettano al lettore di schermo di ricavare le necessarie informazioni da inviare all’utente: migliore è la qualità di queste informazioni, maggiore sarà per l’utente la possibilità di capire i contenuti e di interagire con i comandi dell’interfaccia.

È questo l’unico dei tre fattori elencati che cade sotto il controllo diretto degli sviluppatori: se in un sito web mancano, per esempio, i testi alternativi alle immagini, non c’è lettore di schermo, per quanto sofisticato e ben supportato dal sistema operativo, che possa compensare tale mancanza. Altri errori di progettazione, come la mancanza di link per saltare contenuti ripetitivi, possono rendere difficoltosa, anche se non impossibile, la navigazione con uno screen reader.

Applicando in modo accorto le raccomandazioni di accessibilità, gli sviluppatori possono consentire a chi usa un lettore di schermo di fruire senza restrizioni delle informazioni e dei servizi contenuti in una pagina o in un sito web.

Tuttavia fare siti veramente accessibili per gli utilizzatori di screen reader non può dipendere dalla sola conoscenza teorica delle raccomandazioni. È indispensabile invece che gli sviluppatori facciano esperienza diretta del tipo di navigazione possibile con questa tecnologia assistiva (e delle difficoltà che ne derivano). Non c’è nulla di meglio, perciò, che installare uno screen reader sul proprio computer e provare a navigare, meglio se dopo aver spento le luci o il monitor.

Si scoprirà subito una grande differenza: l’accesso alle informazioni per chi usa un lettore di schermo non avviene in modo parallelo, ma seriale. Che cosa vuol dire? Vuol dire che, mentre per un lettore vedente è possibile capire a colpo d’occhio la struttura di un documento o di un’applicazione, e di conseguenza spostare immediatamente l’attenzione sui contenuti o sui comandi che gli interessano, ciò per chi usa uno screen reader è impossibile. Finché il lettore di schermo non gli avrà letto tutto il contenuto di un documento, una riga per volta a partire dalla prima in alto fino all’ultima riga in basso (in modo seriale appunto), l’ascoltatore non potrà avere una conoscenza completa di ciò che quel documento contiene. L’ascolto seriale è molto più lungo, noioso e faticoso dell’esplorazione visiva a colpo d’occhio. È per tale motivo che i lettori di schermo “traboccano” di funzioni associate a combinazioni di tasti, che consentono all’utente – se ha la pazienza di impararle – di prendere innumerevoli scorciatoie, nel tentativo di avvicinarsi alla velocità e alla selettività dell’esplorazione visiva. Tali scorciatoie consentono per esempio di saltare da un link all’altro, da un titolo all’altro, da un paragrafo all’altro; consentono di esplorare selettivamente le tabelle o i moduli, e molte altre cose.

Molte delle chance di navigazione veloce e di piena comprensione e utilizzo dei contenuti da parte di utenti di screen reader dipendono da come i documenti sono stati strutturati: se gli sviluppatori hanno usato in modo corretto gli elementi di HTML o di XHTML rispettandone il valore semantico, se hanno marcato celle di tabella e campi modulo con gli appositi elementi e attributi per l’accessibilità, se hanno seguito la raccomandazione di creare meccanismi per saltare gruppi di link, la navigazione potrà essere rapida e soddisfacente anche per chi usa uno screen reader.

In caso contrario, cioè quando i contenuti non sono ottimizzati per l’accessibilità, la lettura anche di una sola pagina web può diventare un’operazione laboriosa e interminabile. Per rendersene conto, basta fare un semplice esperimento: si legga un articolo di Repubblica.it (o di un altro dei maggiori quotidiani italiani in Rete) con uno screen reader, calcolando quante volte la voce sintetica dice “link”, seguito dal testo del collegamento, prima di arrivare all’articolo vero e proprio, e si calcoli quanto dura la lettura completa della pagina. Una prova fatta leggendo con JAWS un articolo di Repubblica.it intitolato “Telecom, Prodi alla Camera. Bagarre dell’opposizione”, del 28/9/2006, ha dato i seguenti risultati:

Quanto occorre, invece, a una persona vedente di media cultura per leggere lo stesso articolo? Zero secondi per identificare l’inizio del testo, poco più di due minuti e mezzo per leggere a mente, senza fretta, l’intero articolo. Ognuno è invitato a ripetere l’esperimento.

JAWS

Il lettore di schermo più noto e utilizzato è certamente JAWS di Freedom Scientific collegamento esterno. Giunto alla versione 8.0, alla data di chiusura del libro il produttore dava per imminente il rilascio della versione 9, previsto per settembre 2007. JAWS offre una serie impressionante di scorciatoie da tastiera, per coprire qualsiasi esigenza di esplorazione dei contenuti e di esecuzione dei comandi. Il suo limite principale è di essere un prodotto monopiattaforma, distribuito solo per i sistemi operativi Microsoft Windows (un altro limite non trascurabile è il prezzo: una licenza per utente singolo può costare oltre 1.500 euro, una cifra che, indipendentemente dall’indubbio valore di questo software, è pesante per molte tasche).

Figura 2.32 L’interfaccia utente del pannello di controllo di JAWS è grafica e vocale allo stesso tempo: i suoi contenuti sono letti dalla voce sintetica dello screen reader non appena l’applicazione riceve il focus.

[Inizio approfondimento] La versione demo di JAWS

È possibile scaricare dal sito del produttore una versione dimostrativa dotata di tutte le funzionalità collegamento esterno, ma limitata a un’esecuzione di quaranta minuti al massimo, trascorsi i quali occorre riavviare il computer se si vuole utilizzare ancora il programma. Per quanto possa sembrare penalizzante, è una formula che consente tuttavia agli sviluppatori interessati all’accessibilità di acquisire una familiarità di base con le modalità di utilizzo di questo sofisticato lettore di schermo. [Fine approfondimento]

Window-Eyes

Window-Eyes collegamento esterno, prodotto da GW Micro, è considerato il principale antagonista di JAWS. Giunto alla versione 6.1, è un completo e potente screen reader per sistemi operativi Microsoft. Supporta Internet Explorer e Firefox nonché le principali applicazioni del pacchetto Office. È possibile scaricare dal sito del produttore una versione dimostrativa che può essere utilizzata per trenta minuti, prima di dover riavviare il computer.

Figura 2.33 La finestra di configurazione del motore di sintesi vocale di Window-Eyes.

Hal

Un altro lettore di schermo ricco di funzioni e di possibilità di personalizzazione, ma anch’esso limitato alla sola piattaforma Microsoft Windows, è Hal collegamento esterno, prodotto dalla britannica Dolphin e giunto alla versione 8.01. Degno di nota è che esista una versione di Hal per Pocket PC (Pocket Hal), grazie alla quale un comune palmare può essere utilizzato anche da un non vedente. Gli sviluppatori interessati a provarne le caratteristiche possono scaricare dal sito del produttore una versione dimostrativa della durata di trenta giorni.

Figura 2.34 La procedura d’installazione di Hal, come quella di altri screen reader, è accompagnata da una voce sintetica, che spiega all’utente non vedente cosa sta accadendo sullo schermo e quali operazioni bisogna compiere. Le istruzioni sono scritte con caratteri molto più grandi di quelli usati nelle comuni procedure di installazione.

[Inizio approfondimento] Risorse hardware per gli screen reader

Purtroppo un utilizzo soddisfacente del computer da parte di un utente che adopera uno degli screen reader fin qui presentati impone spese non indifferenti. A parte, infatti, il notevole costo del software usato come screen reader, vanno considerate le risorse hardware necessarie, che sono ingenti ed escludono la possibilità di utilizzare computer datati ed economici. A titolo di esempio, riportiamo i requisiti di sistema raccomandati da Dolphin per l’uso di Hal 8:

Per gli utenti sordociechi diventa poi indispensabile acquistare anche un display Braille (per tradurre le informazioni a schermo in testo Braille), il cui costo da solo può essere superiore a quello dello screen reader e del computer messi insieme. [Fine approfondimento]

WinGuido

Uno screen reader gratuito è WinGuido collegamento esterno, realizzato dall’italiano Guido Ruggeri. È possibile scaricarlo dal sito dedicato, sul quale si trovano anche tutte le informazioni necessarie per l’installazione e l’uso. Come lascia intuire il nome, WinGuido è un altro screen reader per sistemi operativi Windows (con esclusione, però, di Windows Vista). La sua caratteristica distintiva è la forte integrazione con una serie di applicazioni Microsoft e la disponibilità di svariati servizi online per non vedenti collegamento esterno, resi possibili grazie a una serie di accordi stipulati con i fornitori.

In breve, WinGuido è uno screen reader estremamente utile per chi ha bisogno di svolgere in maniera semplificata una serie di operazioni ben precise, comprese nell’elenco delle compatibilità e dei servizi di base forniti dal programma. È meno utile, invece, quando si tratta di lavorare con applicazioni del tutto nuove, per le quali, non essendo previste a monte funzionalità di gestione, diventa fondamentale la capacità dello screen reader di offrire all’utente informazioni il più possibile dettagliate sull’interfaccia e sui comandi disponibili.

NVDA

Un altro screen reader gratuito per sistemi operativi Windows è NVDA collegamento esterno, sigla che sta per Non visual desktop access, cioè “accesso non visuale al desktop”. Le caratteristiche di questo screen reader, sviluppato da Michael Curran e giunto alla versione 0.5, sono descritte nella documentazione online, disponibile sul sito di riferimento e, in traduzione italiana collegamento esterno. NVDA è un prodotto ancora immaturo e in constante evoluzione (per esempio, non supporta ancora l’uso di display Braille), ma è interessante perché basato sulla filosofia di testare nuove idee per l’accessibilità degli screen reader. Una di queste nuove idee è quella di rendere il software completamente indipendente dalle funzioni della scheda grafica, dai suoi driver e perciò dalle modalità di visualizzazione impostate nel sistema. Ciò permette un uso immediato dello screen reader, che può avvenire anche senza installazione e, soprattutto, senza riavviare il computer.

Home Page Reader

Un prodotto a parte è Home Page Reader di IBM. Costruito sul motore di rendering di Internet Explorer, è giunto e si è fermato alla versione 3.04: IBM non sembra infatti intenzionata a produrre ulteriori aggiornamenti. Home Page Reader, più brevemente HPR, è disponibile per Windows 2000 e Windows XP, mentre rimangono delle incompatibilità con Windows Vista. Non si tratta di uno screen reader ma di un browser vocale: serve cioè esclusivamente per navigare sul Web. L’interfaccia utente presenta una struttura a frame. In uno dei riquadri scorre la pagina grafica, mentre in un riquadro sottostante scorrono i testi. In entrambi i riquadri, viene evidenziata di volta in volta la parola letta dalla sintesi vocale. Tutte le funzioni di navigazione e di ascolto sono controllate da una numerosa serie di scorciatoie da tastiera.

Va detto che un browser vocale può funzionare come ausilio per non vedenti solo se è disponibile un sistema per guidare in qualche modo l’utente fino all’apertura del browser. Per questa ragione, l’installazione di HPR è completata da un rudimentale screen reader, chiamato Desktop Reader, che legge i contenuti dello schermo al di fuori dell’attività del browser vocale. In definitiva, un programma come HPR può essere utile più agli ipovedenti che ai non vedenti, per i quali è senz’altro preferibile rivolgersi a screen reader integrali come JAWS o Window-Eyes.

Figura 2.35 L’interfaccia utente di Home Page Reader 3.04 su Windows 2000.

Emacspeak

Abbandoniamo Windows e passiamo alla piattaforma Linux.

Lo screen reader per Linux più noto è Emacspeak collegamento esterno, giunto alla versione 26.0. Basato sul noto editor di testo Emacs, Emacspeak vi aggiunge le funzionalità vocali, con un livello d’integrazione che – secondo il suo creatore, il non vedente T.V. Raman – ne fanno qualcosa di più di uno screen reader (l’autore lo definisce una speech interface, un’interfaccia vocale). Una caratteristica distintiva di Emacspeak è il supporto per i fogli di stile acustici, o aural style sheets, definiti nelle specifiche CSS2 collegamento esterno.

Orca

Orca collegamento esterno è una tecnologia assistiva per persone con disabilità visive gratuita, Open Source, flessibile, estensibile e potente”: è la definizione di Orca per Linux, contenuta nel sito web dedicato. Preinstallato in numerose distribuzioni di Linux basate sulla piattaforma GNOME, tra cui Ubuntu, Orca fornisce una gamma completa di ausili per l’accessibilità, che comprende screen reader, ingranditore di schermo, supporto per il Braille. Frutto di una comunità aperta di sviluppatori, Orca è un software in evoluzione, che ha come suoi punti di forza l’integrazione con browser come Firefox (fino alla versione 3.0, ancora in fase di elaborazione), con programmi di posta elettronica come Thunderbird e con applicazioni di produttività come OpenOffice.

Figura 2.36 Il simpatico logo di Orca.

LSR

LSR collegamento esterno, ovvero Linux Screen Reader, è un altro lettore di schermo per l’ambiente GNOME di Linux, giunto alla versione 0.5.3. Una completa presentazione multimediale delle sue caratteristiche, realizzata da Peter Parente di IBM, è disponibile sul sito Gnome.org collegamento esterno. La presentazione, che dura circa un quarto d’ora, contiene anche interessanti informazioni statistiche sulla diffusione di alcune disabilità negli Stati Uniti.

VoiceOver

Con la versione 10.4 Tiger di Mac OS X, anche i computer Apple Macintosh si dotano finalmente di un lettore di schermo. È VoiceOver collegamento esterno, che promette, come spesso accade per le soluzioni di Apple, di essere altamente innovativo. Non si tratta, infatti, di un’applicazione a sé stante, come sono JAWS e Window-Eyes, ma di una soluzione vocale completamente integrata nel sistema operativo (come del resto Orca per Linux), il che garantisce un supporto nativo per qualsiasi funzione di Mac OS X. Il limite principale di questo screen reader sembra essere per ora la mancanza di internazionalizzazione, che penalizza chi non sa che farsene di un Mac che parla solo inglese. Sono già disponibili, però, prodotti integrativi, come VisioVoice collegamento esterno, che aggiunge a VoiceOver voci parlanti in diverse altre lingue. “Chiara” e “Roberto” sono le due voci in catalogo per la lingua italiana.

Figura 2.37 Una delle finestre di configurazione di VoiceOver per Mac OS X (da Wikipedia collegamento esterno).

Display Braille

Per i non vedenti che hanno imparato l’alfabeto Braille, un accessorio molto importante da aggiungere al proprio personal computer, da tavolo o portatile, è il display, o barra, Braille. Si tratta di una tavoletta costituita da una riga di 40 o 80 celle Braille, fatta ognuna da otto (invece che da sei) punti a rilievo: i due punti in più possono essere impostati per la notifica di attributi del testo, come il grassetto, il corsivo, il maiuscolo, il sottolineato ecc. Grazie a meccanismi piezoelettrici, i punti a rilievo si alzano e si abbassano di continuo, riproducendo sulla barra le lettere alfabetiche che compongono le parole presenti sullo schermo. L’utente passa le dita sulle puntine e riconosce al tatto le lettere: è una forma di lettura nella quale si usano i polpastrelli al posto degli occhi. Oltre alla riga di celle a punti mobili, i display Braille possono avere una serie di tasti funzione, che consentono al non vedente di attivare criteri di navigazione rapida all’interno dei contenuti (Figura 2.38). La barra Braille si collega di solito alla porta seriale o alla porta parallela del computer e funziona in accoppiata con uno screen reader, che fa da tramite tra le applicazioni in esecuzione e ciò che viene “stampato” sulla barra.

Figura 2.38 Un display Braille. Si noti la mancanza di etichette sui tasti funzione, che evidenzia la destinazione del dispositivo a un’utenza di non vedenti (foto da Flickr collegamento esterno, per gentile concessione dell’autore).

Per testi e documenti complessi, i display Braille sono strumenti potenti, che consentono un’esplorazione dettagliata e precisa dei contenuti, comprendente persino la simulazione di alcune caratteristiche grafiche della pagina web come i bordi. Tuttavia sono molto meno diffusi delle sintesi vocali, essenzialmente per due ragioni: l’esiguo numero di non vedenti che sanno leggere il Braille (dovuto anche al fatto che chi perde la vista da adulto può avere serie difficoltà a sviluppare la necessaria sensibilità dei polpastrelli) e il costo molto elevato di questi dispositivi. Si tratta di prodotti tecnologicamente complessi, che possono arrivare a costare fino a 5000 e più euro: cifre che non sono alla portata di tutte le tasche.



Figura 2.39 I pannelli di controllo di due ingranditori di schermo: MAGic e Lunar. Il sistema operativo è Windows XP.

Ingranditori di schermo (screen magnifiers)

Per chi conserva un residuo visivo, la tecnologia assistiva più indicata è l’ingranditore di schermo, un software che, usando varie modalità, ingrandisce in tutto o in parte i contenuti del monitor. I principali ingranditori dispongono anche di funzioni di lettura vocale, che possono essere utilizzate in combinazione con l’ingrandimento per rendere più agevole e sicura la comprensione, nei casi in cui la capacità visiva dell’utente sia particolarmente ridotta o la stanchezza degli occhi prenda il sopravvento.

Tra gli ingranditori di schermo più noti sono da segnalare ZoomText di Ai Squared collegamento esterno, giunto alla versione 9.1; MAGic di Freedom Scientific (la stessa casa produttrice dello screen reader JAWS), giunto alla versione 10.5; Lunar di Dolphin (la società che produce lo screen reader Hal), ora alla versione 8. Di quest’ultimo esiste anche il “fratello maggiore” LunarPlus, in cui all’ingranditore è associato uno screen reader (anche ZoomText e MAGic possono essere installati in associazione a un lettore di schermo).

Figura 2.40 Il pannello di controllo di ZoomText 9.1, visualizzato su due schermi affiancati, di cui quello a sinistra ingrandito di due volte dal software, quello di destra a dimensioni normali.

Le funzioni di questi software, tutti per piattaforma Microsoft Windows, sono relativamente simili. Possono essere attivati mediante scorciatoie da tastiera e hanno un’interfaccia utente costituita da un pannello di controllo, grazie al quale l’utente può scegliere il fattore d’ingrandimento dello schermo, le modalità dell’ingrandimento e altre caratteristiche accessorie, come i colori di primo piano e di sfondo delle applicazioni, cursori colorati, meccanismi per evidenziare la posizione del cursore, avvisi sonori da associare agli eventi di sistema.

Le modalità d’ingrandimento, pur se con qualche differenza tra un prodotto e l’altro, sono le seguenti:

Figura 2.41 L’ingranditore di schermo incorporato in Orca per Ubuntu 7.0.4 consente di dividere lo schermo in due metà e di assegnare alla metà ingrandita una combinazione di colori a contrasto invertito, più riposante per chi soffre di abbagliamento.

Nel realizzare siti accessibili per gli utenti che usano ingranditori di schermo, gli sviluppatori devono tener conto essenzialmente di due fattori: la perdita del contesto e la modifica dei colori predefiniti.

La perdita del contesto è un rischio costante e dipende da almeno tre cause:

Lo sviluppatore può controllare evidentemente solo la terza causa. Tenere bassa la complessità grafica dei documenti significa in questo caso:

La modifica da parte dell’utente dei colori predefiniti di un sito può generare problemi di leggibilità, se alcuni elementi dell’interfaccia, per esempio i collegamenti ipertestuali o i contenuti grafici, hanno colori o effetti che mal si prestano a integrarsi con una combinazione di colori modificata o a contrasto invertito. In presenza di simili problemi, il livello di leggibilità finale dipende dalle capacità del software di adattare i contenuti alla combinazione prescelta. ZoomText, per esempio, dispone, così come altri ingranditori, di una sofisticata funzione di regolazione fine dei colori, che consente all’utente di modificare interattivamente, usando appositi cursori, i livelli di luminosità, contrasto e tonalità dei contenuti mostrati a schermo (Figura 2.42).

Figura 2.42 La finestra per la regolazione dei colori di ZoomText 9.1.

L’ipovisione

Mentre è relativamente facile capire e circoscrivere il tipo di problemi di accessibilità che incontra un non vedente nell’uso del computer e nella navigazione sul Web, non è altrettanto facile comprendere le difficoltà tipiche di un ipovedente. L’ipovisione, infatti, a differenza della cecità, è una menomazione sconosciuta ai più e, per tale ragione, è raro trovare siti web progettati per essere realmente accessibili agli ipovedenti. Cerchiamo allora di porre rimedio a questo problema di conoscenza, riportando una breve spiegazione dal sito Oculista.it collegamento esterno, gestito da due oculisti piemontesi, Luigi Fusi e Andrea Valli.

Pur conservando una residua acuità visiva, l’ipovedente ha subito un grave e irreversibile danno funzionale (menomazione), che implica un impedimento (disabilità) a svolgere compiti che richiedono una certa capacità visiva: lettura e scrittura, guida, utilizzo di computer e Tv ecc.

(...) Poiché la funzione visiva è rappresentata in primo luogo dalla acuità visiva e dal campo visivo, vari deficit dell’ipovisione ostacolano e complicano l’attività di orientamento e mobilità.

Per meglio comprendere le difficoltà di un ipovedente è bene ricordare altre importanti funzioni: visione al buio, discernimento dei colori, visione stereoscopica, sensibilità all’abbagliamento. Anche se un ipovedente è in grado di distinguere le forme, la vicinanza o meno di un oggetto, la luce e l’ombra, tutto ciò non gli permette di riconoscere adeguatamente le informazioni visive: può riconoscere un cartello stradale, ma non riuscire a leggerlo, può non vedere in tempo un ostacolo o restare abbagliato da una luce improvvisa.

La percezione imprecisa e incostante della realtà visiva fa sì che l’ipovedente abbia un rapporto incerto con l’ambiente e che proceda, nelle azioni, per tentativi ed errori.

Esistono cinque tipi fondamentali di ipovisione:

Per completare questa breve panoramica, riportiamo la testimonianza di un ipovedente, Franco Frascolla, che è anche coordinatore del Servizio "Tommaso!" collegamento esterno, promosso dall’ANS, l’Associazione Nazionale Subvedenti, per fornire informazioni, formazione e soluzioni agli ipovedenti.

Come navigatore ipovedente mi scontro quotidianamente con siti pensati per alte risoluzioni dello schermo, dove spesso la colonna di destra scompare completamente; oppure con siti che visualizzati a 800×600 e a caratteri ingranditi sembrano la mappa geografica di un luogo dopo un terremoto che ha spostato interi continenti… A volte i contenuti sono così compatti che clicco sul link vicino a quello desiderato. Spesso se non uso Firefox o Opera non c’è verso di ingrandire il testo. In certi grandi portali faccio fatica a selezionare del testo, perché ovunque clicchi per iniziare la selezione c’è un link… Quando perdo di vista il puntatore del mouse sarebbe comodo essere in un sito su cui sono ben impostati gli effetti di attivazione dei link. Quando navigo in un sito dal contrasto inguardabile, sarebbe bello poter utilizzare una skin [N.d.A.: un foglio di stile alternativo] che decolori i contenuti, permettendomi di usare il contrasto impostato nel sistema operativo, senza modificare la struttura delle pagine.

Se provo, per esempio, a raggiungere la home page della Regione Puglia (mia terra d’origine), trovo testo troppo piccolo e non ingrandibile con Internet Explorer. Dopo dieci minuti mi accorgo che c’è una piccola immagine “A+” in alto a destra che permette d’ingrandire il testo; ma lì si passa solo da troppo piccolo a piccolo… A fianco un altro pulsante imposta una visualizzazione alternativa a contrasto elevato; la solita squallida visualizzazione linearizzata senza immagini.

La testimonianza di Frascolla (che – è bene precisarlo – è riferita a una versione precedente, non più online, del portale della Regione Puglia) vale più di un documento di specifiche del W3C, per capire quali sono gli errori di progettazione che occorre evitare, o almeno cercare di limitare, se si desidera produrre siti accessibili agli ipovedenti.

Tuttavia, per quanto ricco di informazioni utili, un semplice resoconto non può sostituirsi all’esperienza diretta dei problemi di messa a fuoco, orientamento e perdita di contesto, a cui sono soggetti gli ipovedenti nell’uso del computer e nella navigazione sul Web: un’esperienza diretta che, se non si soffre di gravi patologie della vista, non è evidentemente possibile fare. Esistono però dei software in grado di produrre simulazioni estremamente verosimili. Uno di questi è Visual Impairment Simulator collegamento esterno per Microsoft Windows, sviluppato presso l’Università dell’Illinois: può simulare il modo in cui vedono lo schermo del computer persone affette da cataratta, glaucoma, ipermetropia, retinite pigmentosa, cecità ai colori, degenerazione maculare, retinopatia diabetica.

Nel definire la struttura grafica di un sito accessibile, è altamente consigliabile fare delle simulazioni in corso d’opera con questo o altri software analoghi, cercando di valutare quali aggiustamenti dei caratteri, del contrasto e della disposizione dei blocchi di contenuto renderebbero meno problematica la lettura per chi è affetto dalle patologie della vista simulate dal programma.

Figura 2.43 A sinistra, l’aspetto predefinito della home page della vecchia versione del sito della Regione Puglia, navigata da Franco Frascolla (3/10/2006). In evidenza nell’immagine le “A” da premere per ingrandire il testo o per passare alla versione solo testo. Al centro, la stessa pagina leggerissimamente ingrandita dopo aver premuto su “A+”. A destra, la versione linearizzata e a contrasto invertito.



Figura 2.44 Due simulazioni ottenute con Visual Impairment Simulator: sopra, la visione dei contenuti dello schermo di un utente affetto da glaucoma; sotto, la visione di un utente affetto da retinopatia diabetica.

Tecnologie assistive per disabilità motorie

Esistono varie patologie a carico dell’apparato motorio – tra le quali paralisi cerebrale, tetraplegia, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica, distrofia muscolare, sindrome del tunnel carpale, tremori di varia origine e natura – che possono trovare in alcune tecnologie assistive rimedi in grado di consentire l’uso del computer e la navigazione sul Web.

Gli utenti che soffrono di problemi motori possono non essere in grado di usare né il mouse né la tastiera, o possono usarli ma solo con grandi limitazioni. Nei casi più gravi possono muovere soltanto gli occhi. Dal punto di vista hardware, le tecnologie assistive progettate per compensare i loro problemi sono tastiere, mouse e trackball speciali, schermi tattili (touch screen), sensori di vario tipo, sistemi di puntamento a testa o guidati dal movimento delle labbra.

Figura 2.45 Il sistema di puntamento labiale IntegraMouse dell’austriaca LifeTool collegamento esterno.

Un sistema di puntamento a testa usa una telecamera montata sulla cornice del monitor, per tracciare i micromovimenti della testa, o meglio di un punto preciso della testa dell’utente, preso come bersaglio. Tali movimenti vengono poi tradotti in spostamenti del cursore sullo schermo.



Figura 2.46 Sopra, il sistema di puntamento a testa senza fili HeadMouse Extreme di Origin Instruments collegamento esterno, montato su un portatile. Sotto, il soppressore di tremori involontari Assistive Mouse Adapter di IBM, che si usa in congiunzione con il mouse.

I sistemi hardware usati per compensare i problemi motori vengono utilizzati spesso in associazione con sistemi software, che sono in grado di sfruttarne adeguatamente le funzionalità. Tra quelli più usati, vi sono gli ausili per il mouse e le tastiere virtuali.

MagicCursor 2000 di Madentec collegamento esterno è un ausilio per il mouse. Si tratta di un programma che consente di simulare tutte le funzioni del mouse – clic e doppio clic sinistro, clic destro, scorrimento della ruota centrale, trascinamento – per mezzo di semplici spostamenti. Il concetto su cui si basa è quello della temporizzazione: se l’utente ferma il cursore sopra un pulsante o un menu, passato un certo intervallo di tempo modificabile a scelta, il software genera l’equivalente di un clic del mouse, attivando così la funzione prescelta (chiusura di una finestra, apertura di un menu ecc.). In modo similare, accoppiando cioè movimenti direzionali e temporizzazioni, MagicCursor 2000 permette di eseguire anche le altre operazioni possibili tramite un mouse. Programmi di questo tipo si rivolgono a quegli utenti che hanno limitazioni tali della motricità, da essere in grado solo di spostare il cursore sullo schermo (magari grazie a un puntatore a testa o a un altro dispositivo analogo), ma non di premere i pulsanti del mouse.

Figura 2.47 Il pannello di controllo e una finestra di dialogo di MagicCursor 2000.

Della stessa casa produttrice è ScreenDoors 2000, un altro software di ausilio per utenti affetti da disabilità motorie. Si tratta di una tastiera virtuale, destinata a chi non è in grado di premere i tasti di una tastiera fisica. I suoi tasti virtuali possono essere attivati con ausili hardware del tipo già descritto. Tuttavia, comporre le parole usando non le dita ma meccanismi di puntamento alternativi è un’attività molto lunga e faticosa. Per tale ragione, ScreenDoors 2000 possiede un algoritmo predittivo, che propone, per ogni singolo tasto premuto, una serie di parole intere che comprendono la lettera o la serie di lettere già scritte: attivando il tasto funzione associato alla predizione, l’utente può così risparmiare un notevole numero di selezioni di tasti e velocizzare di parecchio la scrittura. Il programma possiede anche una modalità chiamata “netMode”, che permette di navigare sul Web in associazione con un browser.

Più ricco di funzionalità è Discovery:screen, un altro software di Madentec di ausilio per i disabili motori. Unisce funzioni di sintesi vocale a una serie di tastiere virtuali personalizzabili, da usare in associazione con le principali applicazioni per posta elettronica, ufficio, navigazione sul Web. Quella riprodotta in Figura 2.49 è la tastiera predefinita per l’uso con Internet Explorer. Oltre le lettere alfabetiche, i numeri e la punteggiatura, vi sono tasti specifici per gestire le funzioni del browser: frecce di navigazione, pulsante dei preferiti, ricerca, prefissi e suffissi più diffusi per comporre gli indirizzi dei siti da visitare.

Figura 2.48 La tastiera virtuale di ScreenDoors 2000, con, a sinistra, il predittore per la lingua inglese che cerca di indovinare la parola che l’utente sta scrivendo.

Figura 2.49 La tastiera per gestire le funzioni di Internet Explorer, nel programma utente Discovery:screen.

Produrre siti accessibili ai disabili motori significa tener conto principalmente delle difficoltà di puntamento e selezione tipiche di questi utenti. È opportuno perciò evitare impaginazioni con contenuti microscopici e ravvicinati. Menu di navigazione e campi modulo sufficientemente grandi e ben spaziati tra di loro consentiranno anche a chi usa dispositivi di puntamento a testa o a soffio di usare convenientemente un sito web. È inoltre importante progettare per l’indipendenza dal dispositivo: non vincolare quindi l’attivazione dei comandi all’uso del mouse, ma consentire la selezione anche per mezzo della tastiera, soprattutto nel caso di funzioni dinamiche lato client.

Tecnologie assistive per disabilità uditive

Dal punto di vista della navigazione sul Web, gli utenti affetti da perdita d’udito o sordità totale hanno bisogno sostanzialmente di due tipi di ausili: sistemi di sottotitolazione dei contenuti audiovideo e sistemi di traduzione del parlato in forma di testo scritto o anche di linguaggio dei segni.

Il primo tipo di ausilio può essere fornito dagli autori e dagli sviluppatori che producono i contenuti, usando nel modo opportuno le tecnologie esistenti per la sottotitolazione. Nel commento al punto di controllo 1.4 delle WCAG 1.0 (Capitolo 4), l’argomento è affrontato in maniera dettagliata.

Il secondo tipo di ausilio richiede, invece, applicazioni multifunzionali sul modello di iCommunicator, un software che è in grado di tradurre in tempo reale il parlato in testo scritto o in ALS, la lingua americana dei segni, grazie a complesse funzioni di riconoscimento vocale (si veda il video di presentazione collegamento esterno).

Gli sviluppatori e gli autori interessati all’accessibilità per non udenti devono considerare due tipi di intervento: quello sulla sottotitolazione dei contributi multimediali e quello sulla semplificazione sintattica dei contenuti testuali. Per quanto riguarda il secondo punto, bisogna distinguere tra chi è divenuto sordo da adulto e chi lo è dalla nascita. Per i secondi esiste un sottovalutato problema di comprensione dei testi scritti, dovuto alla difficoltà di apprendere le complessità grammaticali di una lingua (ortografia, desinenze, sintassi) in modo puramente astratto, senza avere cioè il riscontro immediato e diretto dell’ascolto del linguaggio parlato, che è il tramite attraverso il quale i bambini senza problemi d’udito interiorizzano, fin da piccoli, le regole della propria lingua madre, pur senza essere in grado di definirle concettualmente.

Tecnologie assistive per deficit cognitivi

I deficit cognitivi per cui esistono tecnologie assistive di tipo hardware e/o software sono la perdita di memoria, l’incapacità di leggere correttamente, l’eccessiva tendenza a distrarsi, i disturbi dell’orientamento e della percezione, la difficoltà nel seguire il pensiero logico. Le patologie da cui possono derivare simili deficit cognitivi sono molteplici: il morbo di Alzheimer, l’ictus cerebrale, la dislessia, la sclerosi multipla, il cosiddetto disturbo da deficit di attenzione e iperattività (noto anche come ADHD, dall’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder), e altre ancora.

Per quanto riguarda l’hardware, esistono computer portatili e palmari specializzati nel fornire una serie di segnali acustici e visivi, che servono per ricordare scadenze e procedure all’utente che soffre di perdite di memoria; vi sono poi dispositivi dotati di interfacce tattili basate su simboli grafici, che sfruttano il potere evocativo delle immagini per aiutare l’utilizzatore a comprendere concetti e comandi. La dotazione si completa con funzioni di sintesi vocale.

Dal punto di vista software, le tecnologie assistive usate per compensare i deficit cognitivi si basano fondamentalmente su tre principi:

Nell’ambito specifico della navigazione sul Web, ReadingBar 2, prodotto da ReadPlease collegamento esterno, è un plug-in per per Internet Explorer che consente la lettura vocale e l’evidenziazione di ogni parola mentre viene letta. Si presenta come una pulsantiera che appare sotto la barra degli indirizzi del browser. Tra le funzioni disponibili, vi sono l’avanzamento veloce tra i contenuti, la possibilità di selezionare parte del testo e di farlo leggere in un’interfaccia apposita attivabile anche come finestra pop-up, la possibilità di salvare i contenuti come testo semplice o come file audio in formato MP3 per riascoltarli successivamente. È possibile anche ingrandire i testi, in modo da rendere più facile l’individuazione delle parole sottolineate dinamicamente durante la lettura vocale.

Figura 2.50 La pulsantiera di ReadingBar2, installata in Internet Explorer 6.

Un altro programma d’ausilio per deficit cognitivi è Dragon Naturally Speaking di Nuance collegamento esterno, attualmente alla versione 9. Si tratta di un software molto sofisticato e potente, che, oltre alle funzioni di lettura vocale ed evidenziazione dei testi già descritte, è in grado di gestire completamente la scrittura e l’interazione col computer per mezzo di comandi vocali. La navigazione sul Web può avvenire pertanto senza toccare né il mouse né la tastiera. Quando Dragon Naturally Speaking incontra pagine web contenenti moduli, è in grado di rilevare tutti i componenti – menu di selezione, caselle radio, campi di immissione testo, pulsanti di invio ecc. – e di evidenziarli, ciascuno con un diverso numero identificativo. Attraverso appositi comandi vocali, l’utente può allora selezionare i singoli campi e svolgere per ognuno le operazioni appropriate.

Figura 2.51 Dragon Naturally Speaking marca ogni campo modulo con un numero, consentendo così all’utente di selezionare i campi pronunciando i numeri corrispondenti.

Dal punto di vista di sviluppatori e autori, realizzare siti web accessibili agli utenti con deficit cognitivi vuol dire soprattutto fare attenzione all’organizzazione dei contenuti e al linguaggio adoperato. Fermo restando che terminologia e sintassi devono essere adeguati all’argomento e al pubblico di riferimento, è compito degli autori mantenere il linguaggio quanto più possibile semplice e chiaro, nel tentativo di rendere comprensibili i contenuti al maggior numero possibile di utenti. L’associazione dei testi con opportuni simboli grafici potrà facilitare ulteriormente la comprensione da parte degli utenti con problemi cognitivi.

È doveroso tuttavia precisare che una vera accessibilità per utenti con deficit cognitivi gravi può essere assicurata solo progettando contenuti web su misura, che facciano ampio ricorso alle medesime strategie di supporto usate da programmi come Patfhinder PASS (Figura 2.52). In un sito web progettato per il largo pubblico, come può essere il sito di un comune o di un ministero, tali strategie non possono essere adottate, sia perché non sarebbero adeguate alla maggior parte degli utenti sia perché richiederebbero un lavoro di trasformazione dei normali contenuti improponibile in termini di risorse umane ed economiche. L’accessibilità web è purtroppo ben lontana, almeno per il momento, dalla possibilità di fornire ricette universali, che rendano i siti ugualmente fruibili da ogni categoria di utenti (si veda in proposito il paragrafo Perché questo libro?, nell’Introduzione).

Figura 2.52 La complessa interfaccia utente di Pathfinder PASS versione 3.00.1 di Prentke Romich Company (PRC) collegamento esterno. Il programma comprende diversi meccanismi per facilitare la scrittura di parole e frasi: associazioni tra lettere e simboli grafici, lettura vocale, predizione della parola da scrivere (basata sia sulle lettere già scritte sia sulla probabile funzione sintattica).

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Sistemi operativi: strumenti per l’accessibilità

Secondo le statistiche fornite da Net Applications per il mese di giugno 2007, le quota di mercato detenute dai principali sistemi operativi collegamento esterno erano così suddivise:

La quota di mercato detenuta dai sistemi operativi Microsoft assomma al 93% circa del totale, contro il 6% dei sistemi operativi per computer Apple e appena lo 0,71% dei sistemi Linux. Questa enorme differenza, indipendentemente dal valore assoluto dei singoli sistemi operativi e delle funzioni di accessibilità che essi incorporano, ha una ricaduta importante sul modo in cui l’accessibilità e le tecnologie assistive sono oggi concepite e funzionano. Il 93% detenuto da Microsoft incide, infatti, pesantemente sul modo in cui gli utenti con disabilità configurano i propri computer, navigano sul Web, acquistano e utilizzano prodotti software e hardware per l’accessibilità.

Nelle pagine seguenti sono indicate le principali funzioni per l’accessibilità disponibili nativamente nei tre sistemi operativi Microsoft più diffusi (Windows 2000, XP e Vista), nei sistemi operativi Mac OS X e, per finire, in Ubuntu collegamento esterno, una delle distribuzioni Linux di più facile e gradevole utilizzo.

Microsoft Windows 2000 e Microsoft Windows XP

Dal pannello di controllo di Windows 2000 e Windows XP si accede alle funzioni di accesso facilitato, gestibili da una finestra di dialogo composta da cinque diverse schede di configurazione: Tastiera, Audio, Schermo, Mouse, Generale.

Tramite la scheda Tastiera è possibile impostare dei parametri utili per chi ha problemi motori. L’opzione Tasti permanenti consente di ottenere, con la pressione prolungata di un solo tasto, l’attivazione delle funzioni associate a combinazioni di tasti (come Ctrl + Alt + Canc). Filtro tasti permette di impostare un filtro per sopprimere le ripetizioni non volute di tasti mentre Segnali acustici attiva degli avvisatori acustici che confermano l’avvenuta pressione dei tasti di blocco e sblocco delle maiuscole, dei numeri e dello scorrimento di pagina.

La scheda Audio è dedicata a chi ha problemi d’udito. Permette di attivare dei segnali visivi in aggiunta ai segnali acustici di sistema: per esempio il lampeggiamento della finestra attiva o la comparsa di didascalie associate ai segnali acustici emessi dalle applicazioni.

La scheda Mouse consente di controllare i movimenti del puntatore del mouse per mezzo del tastierino numerico, usando i tasti Ctrl e Alt in combinazione con i numeri, rispettivamente per accelerare e rallentare il movimento del puntatore.

La scheda Generale, oltre ad alcune funzioni di amministrazione del computer, permette di attivare una periferica di input alternativa a tastiera e mouse, collegandola a una porta seriale a scelta.

La scheda Schermo è quella che ha maggiore effetto sull’accessibilità dei contenuti del Web. Permette infatti di attivare istantaneamente, mediante la sequenza di tasti Alt + Maiusc sinistro + Stamp, una combinazione di colori a contrasto elevato, che può essere bianco su nero, nero su bianco oppure una combinazione personalizzata, scelta tra quelle predefinite del sistema operativo. Alcune di queste combinazioni, utilizzate di preferenza dagli ipovedenti, possono stravolgere completamente l’aspetto di un sito web. È dunque di fondamentale importanza che gli sviluppatori imparino a progettare i loro layout tenendo conto della sostanziale differenza che esiste tra la visualizzazione ordinaria e quella a contrasto invertito e caratteri ingranditi: un sito che pretende di essere accessibile deve infatti rimanere pienamente fruibile anche quando è navigato con impostazioni di sistema alternative (si veda in proposito il paragrafo Prigionieri di un solo stile, nel Capitolo 1).

Tra gli accessori di Windows 2000 e di XP è presente un ingranditore di schermo, che funziona ritagliando una striscia orizzontale nella parte alta della scrivania, all’interno della quale scorrono i contenuti visualizzati nella parte inferiore. È possibile ridimensionare verticalmente l’area di schermo ingrandita trascinandone il bordo inferiore con il mouse, operazione quasi inevitabile, data la piccolezza della fascia visualizzata inizialmente; è possibile inoltre definire il fattore d’ingrandimento, scegliere il contrasto invertito, agganciare il contenuto dell’area ingrandita alla zona in cui avviene la digitazione del testo.

Figura 2.53 Il pannello di controllo di Windows XP, visualizzato con l’ingranditore di schermo incorporato nel sistema operativo.

Windows 2000 e Windows XP dispongono anche di un rudimentale screen reader, chiamato Narrator, che può essere invocato rapidamente tramite la sequenza Start → Esegui → Narrator. Si limita a leggere ad alta voce (in inglese) gli eventi di sistema e le principali informazioni relative alla finestra di programma attiva. Ha lo scopo di consentire un utilizzo minimale del computer agli utenti ipovedenti, affinché possano impostare al meglio le preferenze d’uso del sistema operativo. Non può essere usato in sostituzione di uno screen reader professionale.

Per gli utenti con difficoltà motorie, Windows 2000 e XP mettono a disposizione anche una tastiera virtuale, dotata di funzionalità di base. Anche in questo caso, un’opportuna finestra di avviso consiglia gli utenti di dotarsi di strumenti più potenti e professionali, se si fa un uso quotidiano e intensivo di un tale sistema di input.

Figura 2.54 La tastiera virtuale di Windows XP.

Tutte le impostazioni di accesso facilitato fin qui descritte possono essere configurate la prima volta per mezzo di una procedura guidata, a cui si accede tramite i menu Start → Programmi → Accessori. La procedura è costituita da una serie di schede di impostazione, che consentono di scegliere in successione una maggior dimensione dei caratteri, l’uso dell’ingranditore di schermo, la dimensione delle icone e delle barre di scorrimento, una combinazione di colori a contrasto invertito, l’attivazione di avvisi acustici e visivi ecc.

Per richiamare e configurare rapidamente i principali strumenti assistivi integrati in Windows 2000 e XP, è disponibile anche un gestore chiamato Utility Manager, che può essere invocato premendo sulla tastiera la combinazione Logo di Windows + U. La finestra dell’applicazione dà accesso immediato alle opzioni di Narrator, dell’ingranditore di schermo e della tastiera virtuale.



Figura 2.55 Due schede di configurazione della procedura guidata di accesso facilitato di Windows 2000.

Microsoft Windows Vista

Rispetto ai due precedenti sistemi operativi di Microsoft, in Windows Vista le opzioni di configurazione delle funzioni di accessibilità sono centralizzate in un’unica finestra, raggiungibile dal pannello di controllo. Ciò razionalizza il controllo dell’utente sulle funzioni di accessibilità del sistema operativo.

Figura 2.56 La scheda di accesso alla configurazione delle opzioni di accessibilità in Windows Vista, raggiungibile dal pannello di controllo.

Le opzioni disponibili sono visibili in Figura 2.56. Nella parte alta della finestra sono presenti i comandi per attivare le principali funzioni di accessibilità: lente d’ingrandimento, assistente vocale, tastiera su schermo, contrasto elevato.

Nella parte bassa della finestra sono presenti, invece, i comandi per accedere a regolazioni particolari del sistema operativo, atte a facilitare l’uso del computer a seconda del tipo di disabilità. Sono disponibili soluzioni per i non vedenti, per gli ipovedenti, per i disabili motori, per persone sorde o dure d’orecchi, per chi ha problemi di concentrazione.

Figura 2.57 Le opzioni per facilitare l’utilizzo della tastiera agli utenti con disabilità motorie in Windows Vista.

Sarebbe troppo lungo descrivere compiutamente tutte le opzioni presenti nelle varie finestre di configurazione, raggiungibili a partire dalla finestra di dialogo in Figura 2.56. A titolo di esempio, elenchiamo le opzioni contenute nella scheda Facilita l’utilizzo della tastiera (Figura 2.57):

In breve, Windows Vista offre all’utente una serie ampia e articolata di funzioni di supporto dell’accessibilità (meglio organizzate rispetto a Windows 2000 e Windows XP), nel solco della tradizione di attenzione ai problemi delle persone con disabilità, seguita da molti anni dai sistemi operativi Microsoft.

[Inizio approfondimento] Windows Vista per tutti i punti di vista

Per gli utenti ipovedenti che hanno bisogno di una guida pratica all’ottimizzazione di Windows Vista, consigliamo la lettura di Windows Vista per tutti i punti di vista collegamento esterno, una guida completa e ricca di immagini esplicative, realizzata da Franco Frascolla per conto dell’Associazione Nazionale Subvedenti. [Fine approfondimento]

Mac OS X

Il sistema operativo Mac OS X dispone di diversi ausili per l’accessibilità. Dalla scheda Preferenze di sistema → Accesso universale è possibile attivare una serie di configurazioni assistive per la vista, l’udito e la mobilità, suddivise in quattro categorie: Vista, Ascolto, Tastiera, Mouse.

Figura 2.58 La finestra di configurazione Accesso Universale in Mac OS X Panther.

Nella scheda Vista, sono presenti opzioni per:



Figura 2.59 Sopra, la scrivania di Mac OS X a grandezza normale. Sotto, l’area di lavoro è stata ingrandita usando alcune volte la combinazione Command + Alt + ì.

L’ingrandimento e la riduzione possono essere comandati per mezzo di scorciatoie da tastiera: la combinazione Command + Alt + ì ingrandisce, mentre la combinazione Command + Alt + ' rimpicciolisce. La funzione d’ingrandimento, unita alla possibilità d’invertire il contrasto, permette di avere un vero e proprio ingranditore di schermo integrato nel sistema operativo. A schermo ingrandito, è possibile recuperare alla vista i contenuti nascosti spostando il mouse nelle quattro direzioni.

Le funzioni di accesso facilitato di Mac OS X consentono di associare qualsiasi operazione eseguibile all’interno dell’interfaccia utente a una combinazione di tasti. È possibile inoltre impostare pressioni ripetute di uno stesso tasto per ottenere funzioni differenti. Per chi ha difficoltà a usare il mouse e la tastiera, sono attivabili dispositivi di puntamento alternativi. Disponendo di microfono, è possibile infine impostare dei comandi vocali personalizzati, da usare in sostituzione dei comandi impartiti da tastiera o da mouse.

Con Mac OS X Tiger, ai precedenti ausili per l’accessibilità si aggiunge il già citato VoiceOver, uno screen reader integrato nel sistema, che può essere attivato in qualsiasi momento premendo la combinazione Command + F5. In associazione con la lettura vocale, VoiceOver presenta all’utente una didascalia che descrive testualmente le operazioni in corso, quale ulteriore ausilio per gli utenti vedenti.

Linux

Sviluppato per i sistemi operativi che usano l’ambiente GNOME, Gnopernicus collegamento esterno fa parte del cosiddetto GNOME Accessibility Project, un progetto collaborativo Open Source, che ha lo scopo di sviluppare tecnologie assistive lato software, destinate ai sistemi operativi Linux compatibili con l’interfaccia GNOME collegamento esterno.

Gnopernicus è uno strumento destinato a non vedenti e ipovedenti, che contiene tre ausili per l’accessibilità: uno screen reader, un ingranditore di schermo e un’interfaccia per il Braille. Può essere attivato attraverso le preferenze di sistema e si presenta all’utente come un pannello di controllo, da cui è possibile accedere a varie schede di configurazione, per ciascuno degli ausili che esso incorpora (Figura 2.60).



Figura 2.60 Le finestre di dialogo che permettono di impostare le preferenze di sistema relative al supporto per l’accessibilità fornito da Gnopernicus, in Linux Ubuntu 6.06.

In Ubuntu 7.04, la piattaforma di accessibilità incorporata è Orca (si veda il paragrafo omonimo, nella sezione di questo capitolo dedicata agli screen reader).

Orca fornisce uno screen reader, un ingranditore di schermo e il supporto per il Braille. Per la sintesi vocale è disponibile anche una voce italiana. Inoltre è possibile impostare le opzioni di configurazione dell’ingranditore di schermo, attivare il supporto per il Braille, consultare e modificare le scorciatoie da tastiera che consentono di attivare le varie funzioni di accessibilità.

A parte, è disponibile in Ubuntu un’utilità di configurazione della tastiera, a beneficio degli utenti con disabilità motorie.

Figura 2.61 Le impostazioni di configurazione della sintesi vocale, nelle preferenze di Orca, su Linux Ubuntu 7.04.

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Superare i limiti della carta stampata

Al termine di questa lunga carrellata sui browser maggiori e minori, sui dispositivi mobili, le tecnologie assistive e gli ausili integrati nei più diffusi sistemi operativi, è molto probabile che il lettore alle prime armi in fatto di accessibilità si senta spaesato e confuso: se vi sono tanti diversi modi di fruizione del Web, come si può mai riuscire a metterli d’accordo tutti? Come si può rendere un sito navigabile con un cellulare e allo stesso tempo fruibile da un ipovedente e anche moderno e gradevole dal punto di vista estetico?

La risposta a queste legittime domande è che è possibile farlo, in linea generale, se la progettazione di un sito web avviene tenendo come principi guida i concetti di rispetto degli standard, di indipendenza dal dispositivo, di flessibilità e di scalabilità.

Le proprietà di uno stampato

Per capire a fondo il senso e le implicazioni di tali concetti, è opportuno riflettere sull’origine dei criteri di impaginazione grafica e di strutturazione dei contenuti usati sul Web, a partire da quando fu possibile associare elementi grafici ai contenuti nudi e crudi. Tali criteri hanno a che fare soprattutto con l’emulazione delle proprietà della carta stampata. Quali sono queste proprietà? Che si tratti di libro, di brochure, di quotidiano, di rivista patinata, di rivista scientifica, di manifesto pubblicitario, di volantino dattiloscritto o di biglietto da visita, la stampa su carta, anzi ogni tipo di stampa, ha un elemento comune: la fissità, cioè l’immodificabilità della gabbia grafica, ovvero della presentazione definita dall’impaginatore.

Nel corso dei secoli, e soprattutto negli ultimi decenni, si sono trasformati enormemente gli strumenti per comporre uno stampato, ma sono rimasti identici gli obiettivi. Anche oggi che siamo in piena era digitale, gli impaginatori di stampati – servendosi di sofisticate applicazioni come Quark Xpress o Adobe InDesign – mettono somma cura nel posizionare tutti i contenuti ciascuno in un posto preciso della pagina, e nell’attribuire loro un’adeguata formattazione.

Lo stampato, una volta uscito dalle rotative, tagliato e impacchettato, è un prodotto finito, nel senso di chiuso: non è possibile modificarlo. L’impaginatore ha la certezza che il libro o il volantino che ha prodotto saranno i medesimi, con la stessa disposizione dei contenuti e la stessa grandezza dei caratteri, chiunque sia il lettore che li avrà sotto gli occhi.

E se il lettore soffre di qualche menomazione che limita o impedisce la lettura? Non è affare che riguardi l’impaginatore. Il miope, se vorrà leggere un documento stampato in caratteri piccoli, dovrà dotarsi di occhiali o di lente d’ingrandimento; l’ipovedente potrà usare un videoingranditore; il non vedente se lo farà leggere da un amico o – se è informatizzato – passerà il documento allo scanner e lo trasformerà tramite un OCR, cioè un programma per il risconoscimento automatico dei caratteri, in un documento elettronico. Ma lo stampato, qualsiasi stampato, rimane sempre lo stesso, immodificato e immodificabile. Al massimo si deteriora col passare del tempo. Possiamo dire dunque che la stampa produce oggetti finiti – gli stampati – i cui contenuti sono dipendenti dal “dispositivo” (la carta e l’inchiostro), non flessibili e non scalabili.

All’inizio, e in parte ancor oggi, i documenti diffusi via Web hanno usato la stampa come paradigma di riferimento. Ciò è comprensibile: essendo un mezzo di comunicazione nuovo, il Web ha proposto le sue specificità principali – il collegamento ipertestuale e la possibilità d’interazione tra utente e sito – all’interno di una struttura confezionata a somiglianza di ciò che già esisteva e vi era di più simile: cioè la stampa, il mezzo d’elezione per la diffusione della cultura scritta. I primi documenti per il Web, sia nei contenuti sia nell’impaginazione, erano più che adatti a essere riprodotti con fedeltà, senza sostanziale perdita d’informazione, sulla carta. Ancor oggi, gli sviluppatori “ingenui” si sforzano di posizionare al pixel, con la massima precisione, ogni elemento grafico dei propri siti, lavorando esclusivamente sul proprio computer e usando un solo browser (per lo più Internet Explorer): sono implicitamente convinti che la propria esperienza utente – cioè la somma di effetto estetico, informazione e interazione che il sito fornisce loro lavorando su un solo computer – sia la stessa di qualsiasi altro utente su qualsiasi altro computer.

Le proprietà del Web

Niente di più sbagliato! Il Web è un mezzo di comunicazione a sé stante, che ha sicuramente analogie con la stampa (permette la diffusione di documenti scritti strutturati, contenenti elementi grafici), ma anche profonde differenze rispetto a quella: diversamente dalla stampa, consente per esempio la riproduzione del movimento, del suono e la diffusione di documenti in modalità non grafica (per esempio in Braille).

Per capire come rendere accessibile un sito web, bisogna allora innanzitutto capire in che cosa consiste la specificità del Web come mezzo di comunicazione. Tale specificità consiste proprio nell’estrema variabilità dell’esperienza utente: i modi in cui qualcuno può interagire con un sito sono numerosi, molto differenti l’uno dall’altro, e in continua evoluzione. Basti pensare alla differenza che esiste tra l’esperienza di navigazione fatta con un palmare, dove i comandi si impartiscono toccando con uno stilo un piccolo schermo sensibile, e quella fatta con un computer da tavolo, dove l’interazione avviene tramite mouse, tastiera e monitor dai 15 pollici in su; o ancora, alla differenza che esiste tra l’esperienza di navigazione fatta da un ipovedente che usa un ingranditore di schermo e quella fatta da un non vedente che naviga con uno screen reader e un display Braille. Possiamo dire perciò che, se il sito è uno, le esperienze utente possibili, date le tecnologie hardware e software esistenti, sono invece molteplici.

Da ciò deriva che un sito è da considerarsi tanto più accessibile quanto più è flessibile, cioè adattabile a differenti dispositivi e a diverse modalità di fruizione.

Da questo punto di vista, il Web ha caratteristiche del tutto opposte a quelle della stampa: mentre in un libro stampato è un pregio se tutte le copie sono esattamente uguali tra loro, sul Web è un pregio, invece, se un sito è liberamente adattabile, flessibile, scalabile nella presentazione a seconda del dispositivo utilizzato per navigarlo e delle preferenze dell’utente. Non è un pregio, anzi è sinonimo di somma inaccessibilità, se l’esperienza di navigazione in un sito web risulta vincolata deliberatamente (o involontariamente, il che è forse anche peggio) alle caratteristiche di un unico dispositivo e di un’unica modalità di consultazione.

Non è affatto semplice raggiungere l’obiettivo della libera adattabilità. È anzi tanto più difficile quanto più chi si occupa di strutturare i contenuti e di elaborare la veste grafica di un sito web è desideroso di rendere forte, pervasivo e ineliminabile il proprio “marchio di fabbrica”. Quanto più si tende, infatti, a caratterizzare la propria opera in modo personale e riconoscibile, tanto più si desidera che l’opera – il sito web, nel nostro caso – appaia bloccata e immodificabile dall’utente, affinché, appunto, la riconoscibilità del marchio non venga meno.

I siti realizzati in Flash sono un tipico esempio di questa filosofia. Design grafico e contenuti sono quasi sempre inestricabilmente fusi: non è possibile accedere ai contenuti se non attraverso l’interfaccia dinamica sviluppata in Flash, ovvero utilizzando le modalità d’interazione definite dall’autore. Ciò taglia fuori inevitabilmente tutti coloro che, per questioni di dotazione tecnologica o di costituzione fisico-psichica, sono impossibilitati o inadatti a interagire con un sito secondo le poche e fisse modalità previste da chi lo ha realizzato.

Sviluppare per un Web accessibile vuol dire allora non solo svincolarsi dai limiti della carta stampata, ma anche cambiare radicalmente punto di vista, mettendo al primo posto il destinatario finale del progetto, che è l’utente: un sito realizzato per soddisfare le preferenze soggettive del committente o dello sviluppatore in fatto di architettura dei contenuti e di grafica è un progetto che rischia di fallire. È molto più saggio progettare invece mettendo l’utente al centro.

L’accessibilità complica in effetti le cose, perché non considera uno specifico tipo di utente in un determinato contesto d’uso (come fa invece l’usabilità), ma tutti gli utenti indistintamente, con in primo piano quelli affetti da disabilità. Ciò non vuol dire, però, che un progetto accessibile debba puntare per forza su un’interfaccia anonima e priva di qualsiasi attrattiva, pur di essere flessibile e adattabile. Vuol dire, piuttosto, che la personalità e l’attrattiva (in una parola: il design) devono essere studiate con cura e professionalità, affinché possano essere inserite e vivere all’interno di un progetto flessibile, adattabile, scalabile. Per la verità è questa abilità di progettazione che oggi ancora largamente manca: si blocca la fruizione su un’unica modalità, per esempio un sito Flash non trattato per l’accessibilità, perché non si conoscono bene tutte le altre possibili modalità di fruizione, perché non c’è ancora sufficiente sensibilità verso la questione dell’accessibilità, perché – anche dove c’è una certa sensibilità – non si sa bene come fare a rendere degradabile un sito dinamico e pieno di effetti, in modo che possa essere fruito, senza perdita di contenuti, anche con dispositivi diversi da quelli per cui è stato progettato.

Criteri per una progettazione accessibile

La questione centrale diventa allora trovare un criterio di progettazione universalmente valido, che possa costituire la base indiscussa da cui partire per sviluppare siti accessibili. Tale base esiste ed è costituita dai linguaggi standard per il Web promossi dal W3C e da altri enti di standardizzazione. Se un sito ha la pretesa di poter essere navigato usando indifferentemente un cellulare, un palmare, un computer da tavolo, una qualsiasi tecnologia assistiva, occorre che “parli” un linguaggio universale, che sia cioè interoperabile, comprensibile dai programmi utente di qualsiasi dispositivo capace di collegarsi alla Rete.

È una strategia perdente, dal punto di vista economico e da quello tecnico, mettersi a inseguire le specificità non standardizzate dei vari programmi utente. Ai tempi della cosiddetta guerra dei browser, combattuta nella seconda metà degli anni Novanta tra Netscape e Microsoft, gli sviluppatori impazzivano letteralmente nel tentativo di ottenere la medesima visualizzazione e i medesimi effetti dinamici sui due browser in guerra: troppe erano le diversità tecnologiche e troppi gli errori di conformità agli standard, troppi i tentativi da parte dei due contendenti di influenzare il mercato facendo prevalere la propria “lingua”, a scapito di quella scelta dall’avversario.

La medesima strategia di comunicazione è ancor oggi viva in modo strisciante, sia pure in forme diverse: gli sviluppatori investono tempo ed energie nel produrre i cosiddetti CSS hack, cioè fogli di stile volutamente non conformi allo standard CSS2, pur di ottenere compensazioni selettive dei comportamenti eccentrici dei browser attualmente in uso. Ma non è lo sviluppatore che deve inseguire e correggere gli errori e le stranezze dei browser. Sono questi, invece, che devono migliorare progressivamente il proprio supporto agli standard, in modo da semplificare il lavoro di chi vuole progettare siti interoperabili e accessibili.

Il meglio che può fare uno sviluppatore interessato all’accessibilità è perciò partire da un codice realmente standard. È questa infatti la sola garanzia a lungo termine di interoperabilità e il solo modo per rendere economico e produttivo il proprio lavoro. Qualsiasi personalizzazione stilistica deve, o dovrebbe, partire da un serio e completo rispetto degli standard, sia a livello di grammatica formale che di valore semantico dei linguaggi utilizzati.

Su questa base diventa più facile, poi, innestare l’indipendenza dal dispositivo e la flessibilità. Su un sito costruito con codice standard, è più facile applicare le raccomandazioni di accessibilità, come quella che richiede di separare il contenuto e la struttura dalla presentazione. E un documento i cui stili sono opportunamente separati dai contenuti è intrinsecamente adattabile: può infatti essere letto senza stili con qualsiasi dispositivo (si veda il Capitolo 6 per maggiori dettagli su questo argomento).

L’indipendenza dal dispositivo, ovvero l’adattabilità dei contenuti ai più diversi modi di fruizione, si ottiene innanzitutto imparando a conoscere le caratteristiche peculiari dei vari dispositivi esistenti e le esigenze delle diverse categorie di utenti: lo scopo non deve essere quello di bloccare la rappresentazione di un sito sulle caratteristiche di un singolo dispositivo, ma, al contrario, di allargare le funzionalità fino a comprendere quelle adatte a sistemi di fruizione alternativi. È uno scopo completamente diverso da quello perseguito dallo sviluppatore “tradizionale”, che si sforza di far sì che il sito a cui sta lavorando appaia “uguale” a tutti gli utenti.

La scalabilità è l’ultimo e il più difficile requisito dell’accessibilità. Un sito è scalabile, per esempio, se, a fianco dell’approccio dinamico richiesto dall’interfaccia in Flash, è possibile una navigazione statica con un browser testuale, senza perdita di contenuti informativi e/o di servizi erogati (il Capitolo 12 offre un esempio di come sia possibile conseguire questo risultato).

Quanto più è complessa in un sito l’interazione con l’utente, tanto più è necessario rendere i contenuti realmente scalabili. Su questo concetto stanno lavorando attualmente diversi esperti. Cominciano a diffondersi articoli ed esperimenti su unobtrusive AJAX, unobtrusive JavaScript, unobtrusive Flash, cioè studi su come sia possibile usare le soluzioni tecniche più dinamiche e spettacolari, conservando allo stesso tempo la degradabilità dei contenuti e dei servizi verso modalità di fruizione alternative, anche se meno dinamiche e spettacolari.

[Inizio approfondimento] Scalabilità e contenuti

Il concetto di scalabilità delle applicazioni e dei siti riguarda anche la possibilità di adattare i contenuti al dispositivo e alla modalità di fruizione. Benché le WCAG 1.0 e la legge italiana sull’accessibilità condannino il concetto di sito parallelo, spingendo sulla necessità che vi sia sempre un unico contenuto informativo, di volta in volta adattato ai più diversi dispositivi, ci sembra che in alcuni casi l’adattamento debba riguardare anche i contenuti stessi.

È impensabile, per esempio, che un complesso sito multicolonna, pieno di menu di navigazione e di contenuti accessori, possa essere considerato del tutto adatto, così com’è, a essere navigato con un cellulare. È vero che browser come Opera Mini riescono a linearizzare e adattare qualsiasi sito anche agli schermi più piccoli, ma è altrettanto vero che un fiume di collegamenti ipertestuali premessi al contenuto principale o una lunga serie di immagini bitmap sono un appesantimento intollerabile per una navigazione agile e veloce, quale dovrebbe essere quella – in generale piuttosto costosa – che si svolge tramite un telefono cellulare. Ci sembra insomma che la scelta fatta per esempio da la Repubblica e dal Corriere della Sera, di produrre versioni ridotte dei propri siti destinate ai soli dispositivi mobili, non sia una scelta peregrina.

Naturalmente, ciò non dovrebbe essere usato come una scusa per lasciar languire i siti principali nella più bieca inaccessibilità: se, infatti, è resa accessibile ogni versione di un sito, da quella mini alla extra-large, vuol dire che all’utente è stata lasciata la piena libertà di scegliere il tipo di contenuti a cui accedere, fosse anche un tipo di contenuti per nulla adatto al dispositivo utilizzato per navigare il sito. [Fine approfondimento]

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